Bonini e i rapporti sospetti con i carabinieri
Analizzati in aula alcuni episodi tra prestiti di denaro e richieste di interessamenti, ma c’è chi ipotizza fosse un informatore
Le “aderenze” con i carabinieri, come le chiama un luogotenente della Guardia di Finanza, entrano nel processo agli Intoccabili, che ieri ha visto testimoniare anche il comandante della polizia locale, Stefano Faso, e l’ex responsabile del Commissariato, Michele Morra. E al centro ci sono i rapporti di Adamo Bonini in particolare con i militari imputati Giuseppe Cucinotta e più limitatamente con Rocco Caforio.
E sono almeno 4 gli episodi in cui gli investigatori riscontrano, coordinati dai pubblici ministeri Claudia Natalini e Marco Niccolini. Il primo, ricorderà il luogotenente Gerardo Zagaroli, è relativo ad una microspia installata sull’auto di Bonini, scoperta dopo pochissimi giorni e della quale, pur non conoscendone la genesi, cercano riscontri i carabinieri contattando l’azienda che si occupa dell’installazione per conto della Procura modenese. «Cucinotta – spiega nella testimonianza il finanziere – si era più volte interessato, anche in passato, delle vicende di Adamo Bonini».
C’è poi una multa per omessa revisione che la compagna di Bonini prende dai carabinieri di Casalgrande e subito l’imprenditore, pur essendo ricoverato in ospedale, chiede a Caforio di interessarsi presso l’Arma reggiana. «Si interessò talmente tanto – ha ribattuto l’avvocato difensore Enrico Della Capanna – che dopo 15 ore quella sanzione fu pagata...».
Nella lunga testimonianza non mancano neppure soldi bonificati da Bonini al brigadiere Cucinotta (350 euro “per pagare un mutuo”, specifica la difesa), altri 200 euro chiesti alla pizzeria “Civoleva” («Servivano per pagare la sostituzione della pompa della benzina dell’auto del capitano dei Carabinieri, Mario Marino», ribatterà sempre il difensore ricordando anche che l’ex ufficiale è già stato assolto) ed infine 2600 euro annotati su un’agendina trovata nell’auto di Bonini in occasione dell’installazione della microspia.
Ma le entrature dell’imprenditore con i carabinieri sono utilizzate al massimo a partire dalla metà di luglio 2014 quando scattano le perquisizioni. E a cercare riscontri utili ad agevolare la ricostruzione dell’indagine è Cucinotta tramite l’ex pubblico ministero di Modena, Giuseppe Tibis, già trasferito a Piacenza dopo alcune denunce fatte proprio dalla Finanza per accessi irregolari ai sistemi informatici. Il magistrato e il brigadiere tentano invano di mettersi in contatto con la dottoressa Natalini e viene paventato in aula anche un’intrusione nel suo ufficio. «Vidi Cucinotta in Procura di pomeriggio, una presenza davvero inusuale. L’ho sentito aprire una porta. I faldoni dell’inchiesta, per ovvi motivi, erano nascosti in uno stanzino segreto di cui solo io e i due pubblici ministeri avevamo le chiavi, temevamo che qualcuno si interessasse troppo», dirà il finanziere.
E così, tra ricostruzioni, controdeduzioni e attimi di tensione la giornata di testimonianze arriva ben oltre la metà del pomeriggio e annota anche la contestata relazione di un consulente sulla presunta attività usuraia di Bonini e Rocco Ambrisi. Si parla di tassi di interesse che superano il 150 per cento, ma sarà il tribunale a dover decidere se quell’analisi potrà entrare nel processo. Su cui continua ad aleggiare un dubbio, palesato dall’avvocato Marco Pellegrini, difensore di Cucinotta, nelle domande fatte al comandante Faso: «Ma Bonini era un informatore?». E la risposta è altrettanto secca: «Non verso la polizia municipale...». —
F.D.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google