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Il 2020 peggiore anno del dopoguerra ma Ferrari ha fiducia: «L’Emilia reagisce»

Il 2020 peggiore anno del dopoguerra ma Ferrari ha fiducia: «L’Emilia reagisce»

Il presidente di Confindustria commenta i dati negativi di produzione e fatturato: «Ora vaccinazioni e investimenti» 

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L’analisi dell’industria manifatturiera in Emilia Romagna per l’anno trascorso non poteva che essere caratterizzata da segni negativi.

L’indagine realizzata in collaborazione tra Unioncamere Emilia-Romagna, Confindustria Emilia-Romagna e Intesa Sanpaolo evidenzia che il 2020 è stato il peggior anno dal dopoguerra. Questo senza che si possa ancora individuare la conclusione della fase di emergenza. Va però segnalato che nel quarto trimestre del 2020 le conseguenze negative sono state più contenute rispetto ai trimestri precedenti, in particolare il secondo.

Con riferimento al comparto industriale, grazie a un’indubbia capacità di ripresa e a un pronto rimbalzo dell’attività, l’anno 2020 si è chiuso con un calo della produzione al 10,4% rispetto all’anno precedente, quindi una recessione meno grave di quella subita nel 2009 (allora - 14,1%).

Secondo le previsioni della società Prometeia per il 2021 dobbiamo attendere una buona ripartenza della nostra economia, mentre nel 2022 il Pil dovrebbe tornare sui livelli del 2019. Il volume della produzione delle piccole e medie imprese dell’industria in senso stretto dell’Emilia- Romagna si è ridotto del 5,0% rispetto all’analogo periodo del 2019. Un elemento degno di attenzione si può individuare nel processo di acquisizione degli ordini, che è limitato al - 2,0% rispetto a 12 mesi prima.

L’arretramento è evidente in tutti i settori industriali, anche se sono stati maggiormente colpiti quelli che dipendono dal mercato interno. Così anche l’industria alimentare ha fatto segnare un leggero passo indietro, anche se è il più contenuto tra tutti i comparti: il fatturato si riduce appena dello 0,9 per cento, nonostante una flessione delle vendite anche sui mercati esteri (-1,5 per cento). Il calo della produzione è molto contenuto (-0,6 per cento), come la flessione degli ordini (-0,9 per cento).

All’estremo opposto è il sistema moda: il crollo del fatturato complessivo si è accentuato (-16,5 per cento), anche nella componente estera (-12,1 per cento), nonostante i mercati oltre confine stiano reggendo più di quello interno. La caduta della produzione è leggermente più marcata (-18,7 per cento) mentre riguardo all’acquisizione degli ordini il calo è del 14,6 per cento.

L’altro settore che è stato maggiormente colpito è l’industria metallurgica e delle lavorazioni metalliche, caratterizzata da una fitta rete di piccole e medie imprese al centro di molteplici catene produttive. Il fatturato complessivo si è ridotto del 4,8 per cento.

L’aggregato industrie meccaniche, elettriche e dei mezzi di trasporto ha contrastato la difficile fase, contenendo la tendenza negativa sia per il fatturato (-2,0 per cento) che per la produzione (4,3 per cento). Positiva l’inversione di tendenza del processo di acquisizione ordini (+2,0 per cento).

Per il settore definito “altre industrie” (chimica, farmaceutica, plastica e gomma e trasformazione dei minerali non metalliferi, ovvero ceramica e vetro) il fatturato complessivo ha perso solo l’1,8 per cento, è contenuto l’arretramento della produzione (-2,8 per cento) e degli ordini (-1,4 per cento).

In Emilia-Romagna, secondo l’analisi della Direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo, i prestiti alle imprese hanno registrato una forte accelerazione nel secondo semestre 2020, chiudendo l’anno ai massimi, con un +6,7 per cento (variazione calcolata su dati al netto delle sofferenze).

«In un 2020 segnato dal Covid – commenta Cristina Balbo, direttore regionale Emilia-Romagna e Marche di Intesa Sanpaolo – i finanziamenti alle imprese, supportati in maniera importante dai prestiti a garanzia pubblica, sono cresciuti in misura significativa per fare fronte dell’improvviso calo dei fatturati. Da parte nostra abbiamo erogato alle imprese della regione 3,2 miliardi di euro di nuovi finanziamenti e attivato 23mila sospensioni per un controvalore di 4,5 miliardi di euro».

«Le imprese industriali dell’Emilia-Romagna – dichiara il presidente di Confindustria Emilia-Romagna, Pietro Ferrari – continuano a mostrare capacità di reazione e dinamismo: dietro alle aspettative di crescita ci sono progetti e programmi concreti di investimento. Quello che preoccupa è che come Paese ancora una volta cresciamo meno dei nostri competitor e a un ritmo inferiore a quello necessario per recuperare il terreno perduto».

«Se vogliamo guardare con fiducia al futuro – aggiunge Ferrari – dobbiamo intensificare la campagna vaccinale, così da ottenere nei tempi più brevi possibili la più ampia immunizzazione della popolazione. Per dare slancio alla ripresa è fondamentale partire subito, a prescindere dal Recovery Plan, consolidando un piano di investimenti pubblici e privati, a partire dalle infrastrutture e dagli investimenti in campo energetico e ambientale». —



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