Gazzetta di Modena

Modena

“verità e giustizia per la strage” 

Il comitato annuncia un dossier e un presidio davanti a Sant’Anna

Gabriele Farina

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Gabriele Farina

Nove nomi, nove storie interrotte. Le prime cinque persone sono state trovate morte in carcere a Modena, le altre quattro dopo essere state trasferite. Sullo sfondo, gli scontri dell’8 marzo scorso su cui il comitato “Verità e giustizia per la strage di Sant’Anna” affina un dossier. «Questo dossier raccoglie ciò che pubblicamente è stato detto e scritto sulla strage dell’8 marzo nel carcere di Modena - sottolinea il comitato in sede di presentazione - oltre ad alcuni approfondimenti e a tutte le doverose domande che questa terribile vicenda porta inevitabilmente con sé». Domande che saranno ripetute domenica 7 marzo alle 10,30 in un presidio davanti al carcere. «Il bilancio complessivo di queste rivolte è di oltre 40 feriti della polizia penitenziaria, a cui va tutta la mia vicinanza e l’augurio di pronta guarigione - il punto nazionale del ministro uscente della Giustizia, Alfonso Bonafede - e purtroppo di 12 morti tra i detenuti, per cause che, dai primi rilievi, sembrano per lo più riconducibili all’abuso di sostanze sottratte alle infermerie durante i disordini». «La Procura ha accertato che i nove detenuti sono deceduti per l’assunzione di stanze stupefacenti sottratte dalla farmacia e non per violenze esercitate nei loro confronti», le parole di Giovanni Salvi, procuratore generale della Cassazione. Per il comitato, il procuratore si sarebbe espresso «ignorando volutamente non solo le denunce dei detenuti ma anche le inchieste ancora in corso». Nel dossier si dà spazio alle testimonianze. «C’è gente a cui sono arrivati i proiettili vicino alla testa - una voce risuonata il 7 novembre scorso in piazza Grande e contenuta nel dossier - ed è solo per miracolo che non hanno preso il piombo in testa o in altre parti del corpo». Chi prende la parola descrive una prospettiva chiara: «La sanità era un punto fermo delle loro richieste, era uno dei messaggi della rivolta». Il documento traccia un quadro del carcere modenese ancor prima degli scontri. «I dati sono allarmanti: con una capienza regolamentare di 369 posti, al 29 febbraio 2020 erano presenti a Modena 562 detenuti - la fotografia scattata dal gruppo Carcere-Città - e, al 6 febbraio, quattro funzionari della professionalità giuridico-pedagogica e una sola esperta ex articolo 80 dell’ordinamento penitenziario per 38 ore mensili. A questo si sommano le responsabilità di chi ostacola la fruizione di misure alternative al carcere per chi ne ha i requisiti». Il comitato rivolge un appello alla politica: «Quanto accaduto nel carcere di Modena e il silenzio che l’ha circondato sono un messaggio che non può essere ignorato tanto facilmente». —

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