La Procura chiede di archiviare le indagini per 8 detenuti morti
I pm ritengono che siano tutti morti di overdose dopo il saccheggio della farmacia Le motivazioni in settanta pagine. Il caso di Sasà Piscitelli resta aperto ad Ascoli
Carlo Gregori
Rivolta in carcere: per il filone di indagini sugli otto morti di Modena la Procura ha chiesto l’archiviazione. Il documento depositato alla cancelleria del Gip del Tribunale è un fascicolo di ben settanta pagine che motivano la domanda di porre fine, senza imputati, all’indagine sul decesso dei cinque detenuti trovati morti nelle celle dopo la rivolta tra il 9 e il 10 marzo alla casa circondariale di Sant’Anna di Modena e di tre morti durante il trasferimento in altre carceri. Di seguito l’elenco, mai fornito dal Ministero di Grazia e Giustizia. Hafedh Chouchane, 36 anni, tunisino, morto il 9 marzo in carcere a Modena. Slim Agrebi, 41 anni, tunisino, 9 marzo in carcere a Modena. Alis Bakili, 53 anni, tunisino, 9 marzo in carcere a Modena. Ben Masmia Lofti, tunisino, 40 anni, 9 marzo in carcere a Modena. Erial Ahmadi, 36 anni, marocchino, 9 marzo in carcere a Modena. Arthur Isuzu, 32 anni, moldavo, morto il 10 marzo durante il trasporto a Parma da Modena. Abdellah Rouan, 34 anni, marocchino, 10 marzo durante il trasporto ad Alessandria da Modena. Hadidi Ghazi, 36 anni, 10 marzo a Verona durante il trasporto a Trento da Modena. Solo Salvatore Sasà Piscitelli, 40 anni di Saronno, il nono morto, è stato staccato dalla lista due mesi fa: il tossicodipendente attore di teatro è oggetto di una indagine ad Ascoli, dove è morto il 10 marzo, in seguito all’esposto di cinque detenuti che dicono di aver assistito ai pestaggi inflittigli prima di morire in cella (e non in ospedale come detto dalle autorità). La Procura di Modena ritiene che la causa dei decessi, identica per tutti, sia da ricondurre a un’overodose di metadone e benzodiazepine, ingoiati dai detenuti dopo il saccheggio della farmacia carceraria. Nessun segno di violenza esterna è apparso sui corpi dalle autopsie condotte dall’Istituto di Medicina Legale, secondo la Procura. Questo nonostante i racconti - che non riguardano però i morti - di brutalità e pestaggi su detenuti inermi ed estranei alla rivolta una volta sedati i disordini (questo è il terzo filone di indagine, mentre quello principale, ancora aperto, ricostruisce le fasi della rivolta e le responsabilità dei caporioni e facinorosi che hanno provocato l’incendio e le devastazioni). Le ragioni tecniche e analitiche dei magistrati, dopo i referti autoptici, sono contenute nelle settanta pagine che il procuratore Giuseppe Di Giorgio e le due sostitute che hanno seguito le indagini, le dottoresse Lucia De Santis e Francesca Graziano, hanno consegnato al gip per far chiudere gli otto fascicoli. Che alcuni dei detenuti morti fossero tossicodipendenti oppure che utilizzassero diversi tipi di droghe (poliassuntori), è un fatto certo. Ma non tutti lo erano e questo ha da subito suscitato dubbi sulla loro volontà di assumere una dose massiccia di metadone, una droga che solo dopo ore ha un effetto letale se presa in dosi eccessive. Per questo un avvocato che assiste i familiari di uno dei cinque morti in cella ha già chiesto al Tribunale la proroga delle indagini. —
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