Modena Così Wonder Ale rinasce tra sport, fumetto e scrittura
MODENA La matita in mano, la borsa a terra e le immancabili scarpe di corsa appese al braccio. Si presenta così “Wonder Ale”, nome d’arte di Alessia Bellino. La runner modenese è stata testimonial della “Giornata mondiale delle encefaliti”.
Il sorriso espresso nel disegno a sua firma riluce su un volto rinato. Nel 2015, alla giovane è stata diagnosticata una forma rara e pericolosa della malattia che colpisce il cervello.
Quasi sei anni dopo, ha imparato a condurre una vita “2.0” con ancora più energia in tutti i campi. «Mi sento decisamente più forte di prima - rivela Bellino - Ho avuto momenti in cui sono stata molto più debole. Quando soffri di una malattia all’improvviso ti sembra che il mondo ti crolli addosso, che tutto possa finire da un momento all’altro. Ti sembra che i progetti di vita possano non realizzarsi. In realtà, se si riesce a trarne forza, si diventa più tenaci e determinati di prima».
Impegno, costanza e dedizione le tre virtù citate dalla testimonial per ricominciare a vivere, passo dopo passo... nel vero senso della parola. «Ho iniziato pian piano facendo qualche passo - ricorda la giovane - finché non mi stancavo e dovevo riprendere fiato. Poi ho iniziato a correre anche le maratone. È importante avere in mente un traguardo».
Lo stesso vale per il disegno e la scrittura, due passioni della giovane, impegnata nel settore della comunicazione per una cooperativa sociale modenese. «Sai che da un momento all’altro qualcosa ti può essere tolto o venire a mancare - l’insegnamento di Bellino - e quindi metti tutto quello che hai per raggiungere quanto prima e il meglio possibile l’obiettivo».
Raggiungere l’obiettivo è la sfida costante di Bellino in tutte le attività del quotidiano. «La giornata inizia purtroppo o per fortuna con una medicina - descrive la modenese - che mi ricorda quanto ho passato e mi fa tenere sotto controllo il sistema immunitario. Lavorando nella comunicazione, sono a contatto con molte persone, anche se ultimamente in via virtuale. Il lavoro mi piace e mi gratifica molto. Quando torno a casa mi capita di fare un bell’allenamento di corsa, una delle attività che mi ha portato nel tempo a guarire, a stare bene fisicamente e mentalmente». Alla sera, lei trova il tempo per trasformarsi in “Wonder Ale”. Il soprannome deriva da Wonder Woman, una supereroina dei fumetti. Le vignette e i disegni animati rappresentano talenti che sta valorizzando ancor più negli ultimi anni. «Anche quando le cose non vanno per il verso giusto… Cambia prospettiva! Sii ottimista!», il messaggio in un disegno da lei creato. Nell’immagine si osserva una tartaruga con le zampe all’aria mentre ammira un sorridente sole.
Il messaggio nel fumetto è un invito alla speranza: «Hey gente, sto volando». Un invito alla speranza che la giovane condivide con tutti, pur nei momenti di difficoltà. «Avere passioni da seguire aiuta sempre - l’appello di Bellino - Consiglio di trovare in sé la passione e di provare ad applicarsi. Anche se è una passione “stupida”, può essere coltivata solo per sé senza dover per forza mostrarla a qualcuno. Può piacere a sé e aiutare a sentirsi meglio. Le mie passioni mi hanno guidato verso la guarigione».
Tra le passioni riscoperte, la giovane alterna il disegno («quando ho occasione di tirare fuori i miei colori sono felice») alla scrittura. Un’arte in cui si diletta sia in rete con un diario virtuale sia in un modo più tradizionale. «In questi anni ho scritto ed elaborato molto - assicura la testimonial modenese - Sono riuscita pian piano a raccogliere tanto materiale e a realizzare un racconto (“Dalla corsia alla corsa”), che l’anno scorso è stato premiato nella sezione Racconti al Buk, il Festival della piccola e media editoria».
Come nello sport, un traguardo può essere un nuovo inizio e un primo posto può rappresentare uno stimolo per migliorare ancora. «Un editore modenese s’è interessato al racconto e alla mia storia - conclude Bellino - chiedendomi se avessi altri materiali. Dovrebbe quindi uscire in primavera un libro scritto da me con possibilmente un disegno, un’immagine che rappresenta me e il mio percorso di guarigione attraverso la metafora della corsa». —
<SC1038,169> RIPRODUZIONE RISERVATA
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