Gazzetta di Modena

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montecreto. il lavoro di tre volontari 

Riparazione lampo al tetto della canonica di Magrignana

Saverio Cioce
Riparazione lampo al tetto della canonica di Magrignana

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monumenti

MONTECRETO. È bastata un’occhiata dall’alto durante una perlustrazione per far scattare la molla della sorveglianza immediata. Così in una manciata di ore dall’allarme è arrivata anche una prima riparazione, volenterosa ma precaria, del tetto della canonica di Magrignana.

Nella borgata abbandonata a poca distanza da Montecreto, dove anche il sole lascia le case senza luce diretta da novembre a fine gennaio, pure la chiesa ha seguito le vicende del paese che si è spopolato nel dopoguerra. Gli abitanti sono emigrati in cerca di fortuna e a fare da guardia, a poca distanza dalle abitazioni in pietra, è rimasta solo la famiglia Magnani.

«Mi sono appoggiato a loro e alla loro buona volontà, almeno per dare una prima copertura di fortuna ed evitare che nella canonica entrassero animali o pioggia - spiega Carlo Beneventi, appassionato di storia, ideatore e curatore del museo del territorio a Montecreto “La casa dei leoni di pietra” - Ieri mattina appena ho preso atto di quello che era successo ho messo le foto sulla nostra chat di storia locale e mi sono attivato per trovare qualche rimedio di fortuna. Almeno per l’emergenza perchè adesso tocca alla parrocchia, al Comune e agli enti preposti trovare una soluzione definitiva che ci eviti altri danneggiamenti più gravi. Noi abbiamo fatto il possibile».

Quello che è stato realizzato è presto detto. Grazie all’impegno immediato di Remo Magnani, provetto falegname, è stato approntato un travetto in grado di sostituire quello ceduto. Sopra è stato messo un tavellone a cura del figlio Viviano e a seguire le tegole, concludendo la prima fase del recupero .

La chiesa del resto soffre, e molto, per la mancanza di fedeli, come in tante altre borgate dell’Appennino. Qui il problema è più sentito perchè gli ultimi anziani che hanno abitato da giovanissimi a Magrignana, e i loro discendenti, si trovano ancora due volte all’anno quando vengono aperti i battenti e vengono celebrate le messe. Per la festa dei Santi Martiri la prima domenica d’agosto e nell’ultima domenica di gennaio, in cui si celebra San Geminiano, gli ex paesani e gli appassionati tornano a rianimare il paese, ricordando il tempo che fu. Tutto Covid permettendo, perchè la pamdemia ha azzerato negli ultimi dodici mesi ogni ipotesi di festa o raduno. —



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