Claudia, l’autopsia non rivela segni di strangolamento
Si riaprono le ipotesi per capire quale sia stata la causa del decesso della carpigiana trovata uccisa nel freezer della sua villa a Bavaro
Si riaprono gli approfondimenti per capire quale sia stata la reale dinamica dell’omicidio di Claudia Lepore, la carpigiana trovata uccisa nel freezer della sua villa di Bavaro, in Repubblica Dominicana.
Ieri, come anticipato, sono iniziati gli accertamenti autoptici presso la Medicina legale del Policlinico. Il dottor Enrico Silingardi ha effettuato gli approfondimenti necessari, i cui esiti saranno completati tra 90 giorni. Ma da quanto emerge dalle prime considerazioni, potrebbero esserci dei colpi di scena.
Se, infatti, le indagini effettuate dagli inquirenti in Repubblica Dominicana hanno sempre indicato lo strangolamento come causa del decesso, l’autopsia effettuata ieri non rileverebbe, invece segni al riguardo.
Gli esami sono stati numerosi: si è anche proceduto a prelievi sierologici che vanno a integrare gli accertamenti effettuati dai medici.
Se non sono emersi segni di strangolamento, sono però risultati evidenti botte alle gambe della vittima. In più, sarebbe risultata evidente una lesione sul retro del collo che, a prima vista, non sarebbe mortale, ma le analisi dovranno continuare nelle prossime settimane.
Le prime considerazioni rilevate dall’autopsia alla Medicina legale consegnano, quindi, un quadro diverso rispetto a quello derivante dalle conclusioni di cui si è avuta notizia finora dalla Repubblica Dominicana.
Qualora il perito incaricato dalla Procura dell’esame autoptico non dovesse manifestare ulteriori esigenze relative al suo mandato, si otterrà il nulla osta per procedere alle esequie. Un momento molto atteso dai famigliari e dai numerosi amici e conoscenti di Claudia.
«La famiglia, in particolare, dopo aver dovuto procedere al riconoscimento della salma nella giornata di martedì – spiegano gli avvocati della famiglia Lepore Enrico Aimi e Giulia Giusti – desidera poter rendere presto onore alla memoria della povera Claudia».
Per il delitto sono indagate tre persone: Antonio Lantigua, detto “El Chino”, esecutore materiale, Ilaria Benati, ex socia della vittima e il toscano Jacopo Capasso. La Procura di Roma, su richiesta dei legali dei famigliari della vittima, ha aperto pochi giorni dopo l’omicidio un fascicolo parallelo alle indagini in Repubblica dominicana. Questo consentirà di indagare anche a Modena. Non è stato invece necessario nominare un perito da parte dei famigliari di Claudia. —
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