L’agonia dello storico cimitero: cornicioni a pezzi e lapidi rotte
L’intero patrimonio artistico della struttura monumentale è ad alto rischio «Continuiamo a visitare i nostri cari, ma adesso ci sono diversi pericoli»
Alfonso Scibona
Una lunga, costante, “agonia”, sta interessando una delle strutture storiche di maggior pregio artistico come il cimitero monumentale di San Prospero, a due passi dal centro di Sassuolo. All’interno, dove sono seppelliti personaggio storici del territorio, è un degrado che non è possibile addebitare alla gestione corrente ma agli interventi di restauro straordinari da decenni promessi e mai realizzati.
Lungo il portico, che contorna l’area, non si riesce più a fare un passo senza imbattersi in calcinacci caduti dalle volte e dagli archi o pezzi di lapidi di marmo staccatisi dalle tombe a muro. «Le nostre visite - dicono alcuni familiari di coloro che sono stati sepolti all’interno - sono ormai rare ma ci piace venire a trovare i nostri morti. Certo, adesso c’è un pericolo evidente e sotto il porticato non si procede in tranquillità».
Sorto all’inizio dell’Ottocento nel luogo in cui già nel 1630 trovarono sepoltura numerosi morti di peste, il cimitero monumentale fu oggetto di un consistente intervento di ampliamento, terminato solo all’inizio del Novecento, destinato ad allargare l’area destinata alle sepolture a terra e a realizzare una serie di spazi per le famiglie più illustri. «Anche le tombe in terrà - ha detto un visitatore - sono poco curate, anche se dopo tanti decenni non è certamente facile ripristinarne la stabilità, con il terreno che ha ceduto in diversi tratti». Il cimitero, che ha al suo interno anche la chiesina di San Prospero, venne chiuso alle sepolture nel 1982. È un contenitore della memoria civica e un vero e proprio museo dell’arte dalla prima metà del diciannovesimo alla metà del ventesimo secolo a cielo aperto. Oltre a offrire un suggestivo repertorio di immagini ed epigrafi volte a eternare la memoria delle azioni e delle virtù dei cittadini, anche attraverso significative tombe in ceramica, tra le quali spicca quella della famiglia Rubbiani, imprenditori della locale celebre manifattura di maioliche e terraglia, antenata delle più recenti aziende di produzione di piastrelle e lastre in ceramica. Fino a qualche anno fa, passeggiando sotto i portici di questa struttura era possibile ripercorrere i più interessanti esempi della scultura modenese dalla prima metà dell’Ottocento alla metà del Novecento. Al suo interno sono state effettuate visite guidate per ammirarne l’arte scultoreo, ultima delle quali insieme allo storico sassolese Luca Slingardi; una visita, in notturna, che ebbe buon riscontro di pubblico anche per l'atmosfera che si respirava al racconto di quel luogo carico di storia. Oggi chi frequentato questa struttura si imbatte in calcinacci, pezzi di marmo lungo il corridoi ed alzando lo sguardo ci si accorge che anche la chiesa non gode ottima salute conservativa. Sul tetto, infatti, si può notare una crescita di erba che non depone di certo a favore della salute degli interni, colpiti in più parti dall’umidità. —
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