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Le richieste di Nonantola: «Rimborsi e manutenzione»

Elena Pelloni
Le richieste di Nonantola: «Rimborsi e manutenzione»

L’assessore Priolo e Menduni della Commissione tecnica sono intervenuti durante Il Consiglio comunale di ieri sera 

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Elena Pelloni

NONANTOLA. Si è tenuto ieri sera in videoconferenza il Consiglio comunale di Nonantola. Uno il punto all’ordine del giorno. “Informativa in merito alle cause dell’alluvione del 6 dicembre e ai risarcimenti previsti per chi ha subito danni”. Circa 90 le persone collegate online.

Oltre all’assessore regionale all’Ambiente Irene Priolo è intervenuto anche il professor Giovanni Menduni, a capo della Commissione tecnica, incaricata di individuare e analizzare le cause della rotta del Panaro. Ha approfondito le valutazioni già fatte mercoledì nella seduta della Commissione Ambiente in Regione.

«Metteremo in campo interventi a sostegno delle famiglie nonantolane maggiormente in difficoltà a seguito dell’alluvione - ha rassicurato Priolo - Si tratta di famiglie che, su apposita segnalazione dell’amministrazione comunale, si trovano in uno stato di necessità particolare. Per questo la Regione riconosce loro un contributo, una tantum, aggiuntivo rispetto ai rimborsi nazionali derivanti dall’accoglimento dello stato di emergenza e per i quali è già comunque partito l’iter dei rimborsi».

Priolo ha spiegato inoltre che dai palazzi di via Aldo partirà un iter inedito, capace di consentire maggior tempestività: «Lunedì sarà proposta in Giunta l’approvazione di una delibera per stanziare risorse regionali. Circa 500mila euro andranno, appunto, ai nuclei familiari più in difficoltà per il tramite dei comuni. Sarà approvata in Assemblea legislativa entro marzo. Oltre a questo, stiamo già lavorando in Regione a un piano di gestione di rischio alluvioni, per individuare strategie nuove a fronte di fenomeni climatici sempre più straordinari».

Incisivo è stato l’intervento, in seconda battuta, del sindaco Federica Nannetti. «L’indagine non ha fatto emergere criticità nella gestione delle casse di espansione a monte, né incuria nella manutenzione superficiale, ma è stata individuata tra le possibili cause il fatto che gli argini siano “vecchi” e contengano materiali eterogenei - e domandato - Le autorità di bacino hanno condotto, in passato, verifiche che consentissero di far emergere questa debolezza nascosta dell'argine? Se sì, quali risultati avevano dato? E se invece no, per quale motivo?».

Analizzando ulteriori passaggi del documento, Nannetti ha concluso: «La perizia esamina scientificamente i fatti e individua delle cause, poi però vengono le responsabilità. Non crediamo ai processi sommari, ma se la lettura dei fatti farà emergere delle mancanze, la magistratura dovrà intervenire e noi non potremo che schierarci dalla parte della nostra comunità».

Due gli appelli principali esposti in modo accorato negli interventi di quasi tutti i consiglieri, di maggioranza e opposizione: le azioni preventive da mettere in campo d’ora in poi e la necessità di ricevere il cento per cento dei risarcimenti richiesti. «Sarebbe stato utile, motivo per cui esorto a recuperare ora, poter consultare l’intera documentazione prodotta dalla Commissione tecnica» ha specificato il consigliere Antonio Platis (FI). Mentre per Alessandro di Bona (Futuro a sinistra): «Le fragilità riscontrate a posteriori non potevano essere rilevate durante le manutenzioni regolari di Aipo? E a cosa sono servite gli ingenti finanziamenti regionali per la manutenzione del nodo idraulico? Urgente predisporre strategie di manutenzione efficace». —

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