«I detenuti vanno protetti altrimenti si sprofonda nella barbarie senza fine»
«Se abbandoniamo i nostri valori verso chi è ristretto, allo sprofondiamo in una barbarie senza fine». Così ieri mattina Moni Ovadia ha spiegato in un collegamento registrato ai manifestanti il suo punto di vista alla luce della tragedia dell’8 marzo. «Una civiltà segna di questo nome ha un principio ineludibile: quando un uomo, chiunque sia e se abbia gravemente infranto la legge, si trova ristretto dalle autorità di polizia dello Stato si deve trovare nel posto più sicuro immaginabile». «Questo principio, alla base dell’habeas corpus, prevede chi è ristretto in carcere o in una caserma dovrebbe essere tranquillo sulla propria incolumità fisica e psichica. Ora, nel dibattito politico ci sono forze che tendono sempre a giustificare i comportamenti dei funzionari di polizia e per me è un errore. Altri invece denunciano ogni tipo di abuso, violenze, torture e morti non chiarite, come in questo caso. Addirittura la morte dopo la rivolta. Quelli che non accettano vengono definiti spesso “buonisti”, una parola oscena, disgustosa, da bandire. Si tratta della difesa di una civiltà che si fonda sul rispetto di ogni essere umano. Chiunque sia. La dignità non si può sottomettere allo Stato». —
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