Parte da Modena il focus sugli States in un podcast
MODENA Il nostro obiettivo è cambiare la narrazione». Emanuele Murgolo è un 26enne modenese. Si definisce «ossessionato dagli Stati Uniti», a cui ha dedicato anni e anni di approfondimenti, accademici e non. Con l’amico Federico Chiariotti, emigrato in Danimarca e affascinato anch’egli dagli “States”, Murgolo ha dato vita al canale radio telematico “Non è l’America”.
«In Italia quasi nessuno parla di politica statunitense - critica il 26enne, studente di Sociologia - soprattutto da una prospettiva di sinistra». L’immagine scelta dal duo Murgolo-Chiarotti è una cartina geografica degli Stati Uniti con all’interno il nome del programma.
Dall’apostrofo si cala un microfono radiofonico, di fianco al sottotitolo ("un podcast sugli Stati Uniti"). Il nome “America” è colorato di blu a chiazze, una tinta che ricorda i jeans. I confini del Paese sono delineati invece di rosso, che emerge soprattutto nella parte occidentale del disegno della nazione. I colori possono rappresentare un “falso amico”. Il rosso negli Usa è associato ai repubblicani, il blu ai democratici. Repubblicani e democratici di cui hanno discusso i due conduttori nella prima puntata, dal titolo “Se la tempesta gela il Texas”. «C’è stato un blackout per oltre quattro giorni - ricorda Murgolo nella puntata - e molte persone sono rimaste anche senz’acqua. I pompieri non ne avevano nemmeno per spegnere gli incendi. Si sarebbe dovuto assistere a una reazione di sdegno e orrore. È una catastrofe umanitaria, le persone si sono trovate in una situazione di forte difficoltà nel mezzo di una pandemia. Invece, su Twitter le persone hanno iniziato a prendere in giro i texani».
Il Texas rappresenta il secondo Stato più popoloso degli Usa dopo la California ed è tradizionalmente associato ai repubblicani. «Colpa loro che hanno eletto i repubblicani», il tono di alcuni cinguettii multimediali, ricordati da Murgolo. Le fonti consultate dai due giovani per informarsi sono concentrate al di là dell’Oceano. A Washington Post e New York Times prediligono testate quali The Intercept e The Appeal. «Consultiamo diverse fonti, ascoltiamo podcast, leggiamo libri - riprende il giovane nell’intervista - Ho anche svolto una tesi magistrale sulla segregazione razziale negli Stati Uniti».
Un capitolo mai davvero concluso, come emerge dalle cronache degli ultimi mesi. Il movimento del Black Lives Matter ha lanciato diverse rivendicazioni dopo l’uccisione di George Floyd da parte di un agente di polizia e altri casi simili. «C’è una tendenza a indorare la pillola e presentare la narrazione come imparziale», la posizione espressa dal 26enne nel corso del programma.
Nella puntata introduttiva si dà poco spazio all’assalto al Campidoglio di Washington dello scorso 6 gennaio, costato la vita a cinque persone. «Ha rappresentato un segnale d’allarme molto grande - approfondisce Murgolo nell’intervista - perché solo fortunatamente si sono evitate le vittime tra la classe politica. Si è prodotto il risultato di una transizione non pacifica del potere (dal presidente uscente repubblicano Donald Trump al neopresidente democratico Joe Biden), come Trump e molti repubblicani hanno chiesto. Trump si ricandiderà nel 2024 e i sondaggi non lasciano ben sperare». Una nota amara nell’ottica di chi si pone in una prospettiva di sinistra. Un giudizio più analitico lo esprime il giovane in riferimento alla cancellazione dell’account dell’ex presidente americano da Twitter. «È pericoloso lasciare poteri discrezionali a giganti come Twitter - avverte Murgolo - Questa volta era giusto sospendere Trump perché ci dev’essere una regolamentazione del linguaggio. Vanno evitati discorsi discriminatori o pericolosi per la democrazia. A mio giudizio, il tema andrebbe regolamentato di più a livello statale. Bisogna stare però attenti nell’usare il potere discrezionale con i social».
Murgolo annuncia che le puntate proseguiranno, avendo ben chiara la direzione: «Descrivere una prospettiva più di sinistra e centrata sui veri problemi negli Stati Uniti». Il giovane attraverserebbe volentieri l’oceano che separa il Vecchio e il Nuovo Continente. Tuttavia, non s'immagina in una redazione giornalistica. «Mi piacerebbe svolgere invece attività di ricerca», conclude Murgolo. —
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