Soliera patria di cargobike: il boom di Officine ReCycle
Marco Casalgrandi racconta il successo delle bici con cassone per il trasporto di animali, bambini, merci, anche in versione elettrica, diffuse nel Nord Europa
Giovanni Medici
Ad Amsterdam e a Copenaghen le vediamo circolare da decenni. E ancora negli anni Settanta Ninetto Davoli trasportava così i cracker in un famoso spot tv. Dopo un periodo di oblio, in Italia stanno tornando prepotentemente alla ribalta le cargobike, le bici con il cassone. Il governo ha deciso di sostenerle garantendo un credito di imposta fino a duemila euro a favore delle aziende che ne comprano una e le ordinazioni continuano a crescere.
Lo sanno bene alle Officine ReCycle di Soliera, che dal 2016 produce questi mezzi di trasporto, buoni per la famiglia e il lavoro, per trasportare animali e bambini così come la spesa del fruttivendolo. A Modena il Mercato Albinelli per le sue consegne ne usa una ad esempio. Fondatore dell’azienda di via Albinoni è Marco Casalgrandi, 38 anni, modenese. Tre i modelli di bici che Marco progetta, salda e monta nel suo laboratorio artigianale, tutti in acciaio e personalizzabili (si chiamano tutte Bronte e differiscono per le capacità di carico, attorno ai 200 chili). Sono dotati, su richiesta, anche di un motore elettrico (prodotto in Italia), per chi vuole fare meno fatica sui pedali o deve affrontare dislivelli, e consente di raggiungere anche i 100 chilometri di autonomia a pieno carico. Tutto è fatto a mano, a parte la piegatura dei tubi del telaio. I componenti vengono tutti da imprese locali. «Purtroppo si è persa negli anni la filiera – dice Casalgrandi – visto che i produttori di bici italiani sono andati all’estero a costruire. Non è stato facile trovare in zona i fornitori. Pensiamo che le cargobike elettriche rappresentino il futuro della mobilità urbana, specialmente nell'ambito del trasporto merci a livello professionale. Per questo abbiamo scelto i componenti di qualità migliore – spiega ancora Casalgrandi – La nostra missione è di rimpiazzare ogni giorno una macchina o un furgone con le nostre bici». Marco è un grande appassionato di due ruote e nel suo laboratorio ha anche allestito un angolo cucina dove bere un caffè o mangiare qualcosa. «Se il cliente viene a ritirare il suo mezzo faccio da mangiare, cucino io. O almeno cucinavo, prima del Covid. L’input che mi ha permesso di sviluppare questa idea – dice il fondatore di Officine ReCycle – è stato scoprire che la mia compagna mi avrebbe dato una bimba. Avendo la passione per la bici e facendo viaggi in tutta Europa, ho fatto diventare la mia passione un lavoro. Dopo 15 anni come progettista e disegnatore meccanico in un’azienda di tubazioni sono partito. La prima bici l’ho fatta per mia figlia. Al momento riusciamo a realizzare circa 70-80 mezzi l’anno, ma stiamo pensando come poter soddisfare un numero sempre più crescente di richieste. Il nostro mercato di riferimento è principalmente quello estero, per almeno il 90% del fatturato, in nord Europa c’è un’altra cultura della mobilità ciclabile. Non vogliamo però ingrandirci troppo, magari creando una rete di rivenditori all’estero. Ci piace creare prodotti curati nei dettagli, ma nel lungo termine – dice – pensiamo a costruire anche bici normali o mountain bike». Imprese come Officine ReCycle in Italia non ce ne sono e pure in Europa cargobike come queste non c’è nessuno che le produce. Sullo sfondo rimane il tema delle infrastrutture: «Chi vuole andare in bici al lavoro – conclude – dovrebbe poi trovare spazi adeguati in ditta, spogliatoi, docce, c’è tanto da fare». —
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