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l’indagine 

Operazione “Sacca” Quattordici indagati nelle piazze di spaccio È allarme shaboo

Francesco Dondi
Operazione “Sacca” Quattordici indagati nelle piazze di spaccio È allarme shaboo

Blitz della polizia di Stato all’alba contro i pusher della zona Scoperto un accordo di non belligeranza per spartirsi i clienti 

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Francesco Dondi

Chili di shaboo sequestrati come in nessun’altra operazione conclusa in Italia finora e poi tutta l’offerta di droghe che il mercato possa offrire: cocaina, eroina, hascisc e marijuana. La polizia di Stato, coordinata dal pubblico ministero Francesca Graziano, ha concluso nella mattinata di ieri l’operazione “Sacca”. Un nome evocativo, che rimanda alla zona delle principali piazze di spaccio della città: viale Gramsci, via Canaletto, via del Mercato, via delle Suore, parco XXII aprile, piazza Natale Bruni, via Crispi e aree limitrofe.

Sono state 14 le misure emesse dal giudice delle indagini preliminari, Antonella Pini Bentivoglio, nei confronti di italiani, albanesi, tunisini, nigeriani e una donna filippina, cinque dei quali dovranno andare in carcere. All’alba sono stati una cinquantina i poliziotti (squadra Mobile, reparto Anticrimine di Reggio Emilia, commissariato di Mirandola e Sassuolo) ad operare nelle strade di Modena per raggiungere gli spacciatori. “Sacca” è l’ultimo atto di un’indagine durata un anno, che affonda le radici in operazioni e ritrovamenti di droga fin dal 2018 quando in un casolare la polizia scoprì 2,5 chili di shaboo, e annota nella corposa ordinanza circa 500 cessioni di sostanze stupefacenti.

Ma l’inchiesta ha cristallizzato anche alcune situazioni inedite. I 14 indagati, che si vanno ad aggiungere ai 25 arresti del periodo passato, ai 7 fermi e al sequestro di quasi 25mila euro in contanti, non possono essere considerati una associazione criminale. Ognuno aveva piena autonomia operativa, ma c’era una sorta di patto di non belligeranza e soprattutto nessuno invadeva la piazza di spaccio altrui. Perciò non vi era concorrenza, ma si può parlare di un cartello che puntava al monopolio dello spaccio nella zona. Droga che veniva acquistata da grossisti di fuori provincia: Roma, Reggio, Verona, città da raggiungere a bordo di auto “pulite” che non facessero insospettire le forze dell’ordine in caso di controlli. Perché già gli spacciatori erano sospetti visto che molti di loro risultano irregolari sul territorio italiano.

In compenso anche se non vi erano accordi “commerciali” esistevano modalità pressoché identiche di spaccio secondo i consolidati canoni: le staffette in bici affiancano i clienti di ogni età ed estrazione sociale, raccolgono l’ordine e poi tornano per servirli, rifornendosi poco distanti. C’è di tutto sul mercato di Modena, come aveva raccontato anche l’ultima inchiesta della Gazzetta, ma soprattutto inizia a farsi largo con prepotenza la shaboo, droga che ha gli effetti della cocaina ma decuplicati e con dosi nettamente più piccole: è la nuova frontiera della tossicodipendenza e i 6,5 chili ritrovati ne sono soltanto la dimostrazione finale. —

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