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savignano e la discarica 

Unirecuperi chiede tempo Arpae decide se concederlo

E.P.
Unirecuperi chiede tempo Arpae decide se concederlo

L’azienda deve dare risposte alle diverse osservazioni  arrivate da enti e Comuni Tagliavini: «Troppi 180 giorni ma non voglio “macchie”»

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SAVIGNANO. Ha chiesto più tempo la società reggiana Unirecuperi Srl per produrre le integrazioni necessarie affinché il progetto della discarica vicino a Savignano prosegua il suo iter in Regione. Dopo le numerose osservazioni inviate agli uffici regionali dai Comuni dei territori interessati - quali quelli dell’Unione Terre di Castelli - E da diversi enti e associazioni contrari all’idea della discarica tra Valsamoggia e Savignano, Unirecuperi Srl avrebbe infatti dovuto fornire una risposta a ciascuna di esse. Stando ai tempi dettati dal Procedimento autorizzatorio unico regionale (Paur), la ditta avrebbe avuto fino all’11 marzo per rispondere alla richiesta di Arpae che sollecitava «integrazioni documentali finalizzate alla prosecuzione della procedura autorizzativa». Lo si apprende dalla nota che proprio la società di Reggio, promotrice del progetto del “Parco tecnologico” presso i territori calanchivi di Valsamoggia, ha inviato agli uffici di Arpae per chiedere «la sospensione dei termini per la presentazione delle integrazioni e dei chiarimenti richiesti per un periodo di 180 giorni, impegnandosi comunque fin da ora a fare tutto il possibile per cercare di anticipare la consegna della documentazione integrativa richiesta».

Causa del ritardo: i tempi dilatati dall’emergenza sanitaria. «Aspettiamo con fiducia la decisione di Arpae - ha commentato il sindaco di Savignano, Enrico Tagliavini - Sappiamo infatti che proprio questa settimana sarebbero scaduti i 30 giorni utili a Unirecuperi per produrre le sue controdeduzioni alle numerose osservazioni inviate in Regione. Tra le quali anche la nostra. Ma davanti alla richiesta della società si aprono due questioni - prosegue - Politicamente non vorrei fosse data questa possibilità di proroga o, almeno, che non gli vengano dati tutti i 180 giorni. Dando corso a dichiarazioni e relazioni contrarie e concludendo così l'iter ancora prima di iniziarlo. Tecnicamente è giusto fare in modo che la procedura non abbia nessuna “macchia” non dando appigli, in caso di diniego, al proponente per un ricorso». Ad Arpae l’ardua sentenza. —

E.P.

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