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zocca, verso san giacomo 

Biodiversità, in un campo l’atlante dei castagni del nostro Appennino

Saverio Cioce
Biodiversità, in un campo l’atlante dei castagni del nostro Appennino

Sono stati messi a dimora 50 esemplari delle piante che sono il simbolo del paese lLa soddisfazione di Tanari e del vicesindaco Ropa

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Saverio Cioce

ZOCCA. Un catalogo a cielo aperto delle varietà di castagno dell’Appennino a due passi dal centro del paese. Un album da sfogliare, letteralmente, potendo raccogliere foglie, ricci e castagne che sono a disposizione di tutti, visto che si tratta di un castagneto di proprietà pubblica.

Sono queste le caratteristiche principali del “Campo catalogo” di San Giacomo che è stato terminato da poco con la piantumazione di 50 esemplari della pianta-simbolo dell’Appennino. Uno scrigno di biodiversità, unico in Emilia Romagna assieme a quello di Granaglione-Alto Reno nel Bolognese, che segna la svolta per la valorizzazione di un frutto che sta recuperando spazi ed estimatori.

«Le giovani piantine messe a dimora - osserva il vicesindaco Federico Ropa che sta seguendo il progetto - serviranno come porta - innesti delle varietà locali. Dopo il primo periodo di due, tre anni in cui dovranno attecchire e svilupparsi dovranno essere innestare con le varietà da conservare grazie al prelievo delle “marze” dal campo-catalogo in località San Giacomo. Ma non è tutto. L’area recuperata andrà ad affiancarsi a quelli che si stanno realizzando presso le aziende partner del progetto “Biodiversamente Castagno”. Una è “Tizzano” a Montombraro e l’altra è nell’Appennino bolognese; il bello è che tutti e tre utilizzeranno materiale di riproduzione dal nostro campo di San Giacomo».

«Con questo campo sperimentale - sottolinea il sindaco Gianfranco Tanari - centriamo tre obbiettivi con un colpo solo. Ci mettiamo alla guida del recupero regionale della coltivazione del castagno, su cui la regione sta investendo risorse importanti, recuperiamo un’area che era stata rovinata dalla tempesta di vento dell’11 dicenbre 2017 e mettiamo in sicurezza una zona importante a ridosso di via Tesi che oggettivamente non poteva restare come una macchia brulla a ridosso di Zocca».

Quei tre pini abbattuti e sradicati dalla tempesta di vento, un’avvisaglia del la tempesta “Vaia” che un anno dopo spazzò via foreste secolari sulle Dolomiti, innescò un effetto domino in paese. La giunta , dopo aver visto i pini e gli altri alberi distrutti, commissionò a un agronomo l’analisi sulla stabilità degli alberi piantati nei terreni pubblici; il responso fu impietoso, le piante abbattute, tra mille e giustificate polemiche di chi si vedeva privato di un pezzo di storia vivente. Oggi invece, quelle piantine piccole che cresceranno a sette metri di distanza l’una dall’altra, diventeranno un castagneto.

«Il recupero delle produzioni tipiche - continua Tanari con il fervore dell’appassionato - passa anche dal lavoro del Consorzio Castanicolo dell’Appennino modenese che abbiamo contribuito a fondare. Certo, è anche una risorsa economica visto che è un prodotto agricolo remunerativo. Nell’ultima edizione della Sagra della Castagna, che ormai compie quarant’anni, sono stati venduti 750 quintali di castagne e marroni, prodotti nei paesi vicini al nostro. Le prime erano offerte a 3-4 euro al chilo, i secondi a 6-7. Direi che rispetto ai prezzi correnti degli altri prodotti agricoli, offerti ai grossisti per poche decine di centesimi, balza agli occhi la differenza. Zocca sta vivendo un grande momento d’interesse per il rilancio di una coltura ideale per i nostri territori».

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