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Modena / La ricerca. Madri e lavoro, sfida infinita «Disparità dal lockdown»

L’indagine del Centro Documentazione Donna mostra ulteriori diseguaglianze: «Anziché rinegoziare le fatiche domestiche, il peso insiste sempre su una parte» 


11 marzo 2021 Daniele Montanari


MODENA Il titolo è emblematico: “ConciliaMO”, a indicare da una parte la perenne impresa, tra vita e lavoro, a cui sono chiamate le donne madri. Dall’altra, la modenesità del progetto. Sì, perché si tratta di un’iniziativa promossa dal Centro Documentazione Donna e finanziata dall’assessorato Pari opportunità della Regione, in collaborazione anche con altre amministrazioni comunali (Formigine, Sassuolo e Savignano), università. sindacati e associazioni di categoria. L’obiettivo è tutto nel sottotitolo: “Ricerca/azione per promuovere la conciliazione, il benessere e l’empowerment femminile nel mondo del lavoro attraverso il contrasto degli stereotipi e la condivisione del lavoro di cura tra donne e uomini di Modena”.



Una lente, tra documentazione e soluzione, sulle difficoltà che ancora attanagliano l’universo femminile, sviluppata tramite incontri formativi, focus group, workshop, video-interviste e ricerca esplorativa. Il tutto ha condotto anche alla realizzazione di un documentario (di Valentina Arena) e di una guida illustrata (da Alice Milani), facendo emergere parecchi spunti di riflessione, che verranno presentati il 16 marzo in convegno (visibile ovviamnente online, dalle 17.30)



L’indagine è iniziata nel 2019 come studio qualitativo su un campione rappresentativo di donne occupate in lavori intellettuali di fascia medio-alta: insegnanti, avvocate, ingegnere, architette, giornaliste, ricercatrici, neuropsichiatre, periti agrari e industriali, commercialiste, notaie, consulenti tecniche, impiegate nel settore pubblico e privato. Nei focus group l’analisi si è focalizzata su cinque aspetti: luogo di lavoro e sfera privata, servizi, diritti, congedi e altre misure di sostegno alla genitorialità, conciliazione in epoca pandemica. Le video interviste hanno poi messo a fuoco nel dettaglio la maternità in una logica di acquisizione di nuove competenze.



Un primo dato emerso è lo stereotipo della maternità percepita come un limite. «Nel pregiudizio diffuso pare che la madre lavoratrice diventi improvvisamente meno affidabile». Ma dai riscontri emerge qualcosa di molto diverso: «Si nota invece come la maternità sviluppi nuove competenze, di ottimizzazione e produttività lavorativa, di mediazione e apertura verso altri punti di vista strategici». Però «dalle interviste emerge come siano state principalmente le donne ad avere modificato la propria attività lavorativa (dalla decisione di ricorrere al part time, a una maggiore flessibilità a scapito del percorso di carriera e del livello di retribuzione) e come queste scelte derivino ancora da condizionamenti culturali, e a ricaduta economici».



Lockdown e smart working potevano essere un’occasione per rinegoziare la condivisione dei carichi domestici. Invece è emersa «la persistenza di uno sbilanciamento dei carichi familiari e di cura all’interno della coppia sulle spalle delle donne, motivata con il maggiore impegno lavorativo del marito/compagno. Sebbene durante il lockdown si registri una maggiore interscambiabilità dei ruoli nella gestione dei figli, le disparità permangono». Il lockdown però ha portato anche a un aspetto positivo: «La scoperta di come la precedente organizzazione tra vita e lavoro fosse “disumana”, facendo emergere l’esigenza di un tempo ritrovato o da ritrovare da passare con i figli». —

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