Indennizzi per Covid, le aziende modenesi hanno già incassato oltre 2,6 miliardi
L’importo medio per impresa è di 103mila euro, fra i valori più alti in Italia. Cna critica il Decreto Sostegni: «Insufficiente»
Giovanni Medici
Sono 25 mila e 526, il 40% di quelle complessivamente in attività (64.118) sul nostro territorio (dati Cna), le piccole e medie imprese modenesi che, avendone i requisiti, hanno ottenuto prestiti con la garanzia pubblica per fare fronte alle prime conseguenze della pandemia, così come previsto prima dal Decreto Cura Italia e poi dal Decreto Liquidità: un intervento governativo che, grazie al potenziamento del Fondo di Garanzia per le Pmi esistente (gestito da istituti come Artigiancassa o Mediocredito), significa finanziamenti senza garanzie aggiuntive per le imprese fino a 499 dipendenti. Dal 19 marzo scorso sono state circa 1,8 milioni le aziende interessate da questo provvedimento, per circa 145 miliardi di euro erogati in totale. Questi dati, pubblicati dal Ministero dello sviluppo economico sul sito www.fondidigaranzia.it e aggiornati quotidianamente, indicano in due miliardi e 637 milioni di euro le risorse arrivate alle aziende modenesi (l’ultimo aggiornamento è dell’8 marzo scorso), che hanno presentato le loro domande tramite banche o Consorzi fidi. Per i prestiti fino a 800 mila euro la restituzione è prevista in 30 anni. Queste misure rimarranno in vigore fino al prossimo 30 giugno.
Rispetto al totale nazionale, le aziende modenesi beneficiate rappresentano l’1,42 per cento delle imprese mentre le risorse complessive erogate in garanzia ammontano invece all’1,82% del totale, con un importo medio per operazione di poco superiore ai 103mila e 300 euro. Uno dei valori più alti – siamo infatti al decimo posto in questa graduatoria in Italia – a livello nazionale (la media è di circa 81mila euro).
Modena si posiziona poi in questa speciale classifica al 17esimo posto tra le province italiane per numero di imprese che hanno fatto ricorso a questo strumento e al 13esimo invece per somme erogate. In Emilia-Romagna siamo secondi solo a Bologna, che però ha 92 mila euro di importo medio. Se si guarda invece l’elenco dei prestiti sino a 30mila euro, quelli concessi in automatico in particolare a imprese artigianali e professionisti grazie alla copertura al 100% del Fondo di Garanzia statale, Modena si conferma al secondo posto in regione ma arretra al 17esimo posto sia per imprese beneficiarie (esattamente 15.902), che per risorse arrivate (poco più di 310 milioni di euro), con un importo medio per operazione di circa 19.500 euro. Dal 19 marzo 2020 all’8 marzo di quest’anno sono state quasi 1,8 milioni le domande pervenute, 1,1 milioni delle quali per prestiti fino a 30 mila euro.
«Si tratta di una misura di garanzia – spiega Cna provinciale – che, a parte i problemi iniziali, si sta dimostrando gradita dalle imprese, anche alla luce del suo potenziamento introdotto dalla recente Legge di Bilancio, con l’allungamento dei termini di rimborso passato a 15 anni e l’allargamento della platea dei destinatari agli enti non commerciali».
«Clamorosamente insufficiente» è invece definito dall’associazione il nuovo Decreto Sostegni. «È incomprensibile – commenta Alberto Papotti, segretario provinciale di Cna Modena – come si sia dato un colpo di spugna a quanto accaduto nel secondo semestre 2020. I ristori, infatti, si concentrano sul calo del fatturato registrato nel bimestre gennaio-febbraio, quando molte attività viaggiano a ritmi ridotti anche in una situazione di normalità. Ma ci si dimentica di dicembre 2020, tanto per dire, mese in cui sono numerosi gli esercizi (pensiamo al commercio, alla ristorazione) che realizzano gran parte del loro fatturato annuo, e mese in cui sono stati diversi i giorni di chiusura. Anche l’importo del ristoro è risibile: dal 10% al 20% della differenza di fatturato, che dovrà essere di almeno due terzi, tra il bimestre gennaio/febbraio 2021 rispetto a quello 2019, con un rimborso minimo di 1.000 euro per le persone fisiche e di 2.000 per le società. Una lavanderia industriale che in questi due mesi avesse fatturato 10mila euro nel 2019 e 3mila nel 2021, riceverebbe un rimborso di 1.400 euro, che arriverebbero a 2mila per raggiungere l’importo minimo. L’unico aspetto positivo del Decreto è il superamento dei codici Ateco, da noi più volte richiesto. Ma il meccanismo disegnato dal decreto, trascurando due mesi come novembre e dicembre, significa che non si sono volute cogliere le necessità delle piccole imprese di comunità, quelle che stanno pagando il prezzo più elevato», conclude Papotti. —
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