'Ndrangheta in Emilia: 9 arresti e perquisizioni, per riciclaggio ed estorsioni, tra Modena, Reggio, Parma e altre città In manette Giuseppe Sarcone
Gli indagati sono 29. I poliziotti ed i carabinieri stanno eseguendo altresì 35 perquisizioni nelle province di Reggio Emilia, Modena, Ancona, Parma, Crotone, Milano, Prato, Pistoia e Latina. I provvedimenti sono stati emessi dal G.I.P. presso il Tribunale di Bologna, su richiesta della Procura della Repubblica di Bologna - Direzione Distrettuale Antimafia,
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MODENA Dalle prime ore dell’alba del 12 marzo, la polizia di Reggio Emilia ed il Comando Provinciale dell’Arma dei carabinieri di Modena stanno eseguendo 10 misure cautelari personali, (7 custodie in carcere, 2 arresti domiciliari ed una misura interdittiva), nei confronti di altrettanti soggetti.
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Queste persone - secondo quanto riferisce un comunicato stampa sono " ritenute gravemente indiziate di reati quali l’appartenenza ad associazione di tipo mafioso, finalizzata, tra l’altro, all’attività di recupero credito di natura estorsiva e al trasferimento fraudolento di valori mediante l’attribuzione fittizia della titolarità o disponibilità di denaro, beni o altre utilità, al fine di eludere le disposizioni di legge in materia di misure di prevenzione patrimoniali, ovvero di agevolare la commissione dei delitti di riciclaggio e di reimpiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita, anche tramite falsità ideologiche in atti pubblici commesse da pubblici ufficiali e da privati".
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Sulla scia di questo quadro investigativo i poliziotti ed i carabinieri stanno eseguendo altresì 35 perquisizioni nelle province di Reggio Emilia, Modena, Ancona, Parma, Crotone, Milano, Prato, Pistoia e Latina. I provvedimenti sono stati emessi dal G.I.P. presso il Tribunale di Bologna, su richiesta della Procura della Repubblica di Bologna - Direzione Distrettuale Antimafia, sulla base degli esiti delle risultanze di due filoni e che complessivamente vedono indagati 29 cittadini italiani.
L'ARRESTO ECCELLENTE
Tra gli arrestati spicca la figura di Giuseppe Sarcone Grande, l'ultimo fratello finora rimasto in libertà. Sarcone è gravemente indiziato di essere uno degli attuali vertici dell'associazione 'ndranghetistica emiliana. Arrestato nell'operazione 'Perseverancè di polizia di Reggio Emilia e Parma e carabinieri di Modena, attraverso prestanome avrebbe gestito attività economiche modenesi e reggiane, come sale scommesse, officine meccaniche, carrozzerie, società immobiliari, nel tentativo di salvaguardare il proprio patrimonio da prevedibili sequestri, alla luce della misura di prevenzione patrimoniale già emessa nel settembre del 2014 nei confronti della famiglia.
Ora sono state sequestrate cinque società, quattro complessi immobiliari e un'auto. Episodio emerso in indagine è il tentativo di acquisire la gestione di un'area di servizio in provincia di Reggio Emilia e di una sala slot e scommesse a Modena, attraverso la costituzione, da parte di soggetti compiacenti, di apposite società, tutte di fatto di nascosto gestite da Sarcone.
AGLI ATTI ESTORSIONI E INTIMIDAZIONI
La figura di Antonio Muto è emersa nell'indagine 'Perseverancè quando due coniugi si sarebbero affidati al gruppo per fare del male a una donna, divenuta di ostacolo per l'acquisizione di un patrimonio, un fatto scongiurato solo dall'intervento della polizia reggiana che, attraverso perquisizioni, ha indotto i mandanti ad abbandonare l'obiettivo per il timore degli inquirenti. I due, in un'altra occasione, avrebbero anche chiesto alla consorteria di recuperare una somma di denaro, due milioni di euro secondo le intercettazioni, di probabile provenienza illecita. Muto si sarebbe rivolto quindi a Domenico Cordua e Giuseppe Friyio: i due si sarebbero appostati fuori dalla casa del debitore, in Toscana, e gli avrebbero consegnato documenti sul presunto credito, accompagnati da foto di suoi stretti parenti, con intento intimidatorio. È seguito quindi un intervento, in difesa della vittima, da parte di una persona che si è presentata come referente di un altro gruppo calabrese. A quel punto sarebbe entrato in scena, »con azione che si è svolta con dinamiche tipicamente mafiose«, per gli inquirenti, anche Giuseppe Sarcone Grande. Ci sono state 'trattativè sull'esistenza e l'esigibilità del credito, affrontate in riunioni del gruppo, documentate dalla squadra mobile reggiana.
IL PLAUSO
«A nome della comunità regionale, voglio ringraziare gli inquirenti e gli agenti impegnati nell’operazione contro la ’ndrangheta in Emilia-Romagna, che da questa mattina, all’alba, sta portando ad arresti e perquisizioni in province emiliane e di altre regioni, per ipotesi di reato che vanno dall’associazione di stampo mafioso all’estorsione e riciclaggio». Lo ha dichiarato Stefano Bonaccini, presidente della Regione Emilia-Romagna, ricordando l’operazione Perseverance, che ha portato, poche ore fa, a diverse misure cautelari. «Non deve mai mancare il sostegno a chi, ogni giorno, si batte per prevenire ed estirpare presenza e consolidamento di mafie e criminalità organizzata che, nella quotidianità, deve essere accompagnato dall’impegno di tutti, istituzioni e cittadini, per il rispetto e la promozione della legalità e del convivere civile», ha concluso il presidente, che, nel suo messaggio, ha menzionato, in particolare, la procura della Repubblica del capoluogo emiliano - Direzione distrettuale antimafia, il comando provinciale di Modena dei carabinieri e la polizia di Stato di Reggio Emilia.
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