Lapam: «Ristori veri o metà delle imprese rischia di non farcela»
Ristori adeguati alle perdite subite dalle imprese da erogare a questo punto in tempi rapidissimi, in un contesto di difficoltà economica sempre più allarmante.
Li chiede il presidente Lapam Confartigianato Gilberto Luppi, esprimendo preoccupazione per la quantità di risorse che dovranno finanziare i ristori nel Decreto Sostegno che il Governo Draghi dovrebbe varare la prossima settimana: «Anche a fronte delle nuove misure restrittive varate dal Governo e che da noi a Modena stanno impattando già da diversi giorni, le imprese hanno necessità di ristori veri. Altrimenti non possono reggere. La crisi provocata dalla pandemia ha già messo a rischio un terzo degli artigiani e delle piccole aziende, e le preoccupazioni per il futuro riguardano la metà delle piccole imprese modenesi».
In continuità con questa affermazione il presidente Lapam parla anche della necessità di salvaguardare i posti di lavoro, ma non con contributi a pioggia che alla fine non premiano nessuno: «Un ammortizzatore sociale universale uguale per tutti i settori mortificherebbe le esperienze positive maturate nell’artigianato e le nostre specificità» osserva Luppi, chiedendo a questo punto una riforma che si basi su un’analisi storica e articolata per settori degli ammortizzatori sociali.
«Vogliamo che ci siano riconosciute la specificità e l’efficacia delle buone pratiche che abbiamo realizzato – rimarca Luppi – il nostro sistema della bilateralità funziona ed è indispensabile per mettere in sicurezza famiglie e lavoratori. Occorre implementarlo e rendere meno farraginoso e burocratico il sistema di cassa integrazione».
Secondo gli imprenditori però oggi bisogna anche preoccuparsi di assumere, mantenendo uno sguardo di prospettiva. «Per questo, accanto alla riforma degli ammortizzatori sociali, bisogna concentrarsi su politiche attive del lavoro – esorta il presidente Lapam – investendo in una nuova formazione tecnica e professionale, orientata alla creazione delle competenze richieste dalle aziende, una formazione continua che possa anche riqualificare le persone e dotarle delle competenze necessarie. Senza questi investimenti in formazione – avverte – il Paese non potrà riprendersi e troppi giovani resteranno ai margini».
Insomma, anche a livello imprenditoriale si avverte in questo momento una situazione in bilico, che richiede risposte senza precedenti. —
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