«Letta? È una grande persona Ma hanno deciso i capibastone»
Sulla persona non ha dubbi, così come sul fatto che sia l’uomo giusto per gestire questa fase delicata. I problemi, semmai, riguardano il modo con il quale si è arrivati alla scelta. Nel giorno di Enrico Letta - oggi l’assemblea nazionale del Pd ratificherà la sua elezione a segretario nazionale - a commentare gli ultimi travagliati giorni in casa dem è Gian Domenico Tomei, sindaco di Polinago e presidente della Provincia di Modena.
Tomei, cosa pensa della scelta di Enrico Letta?
«Letta è un bravo politico e una persona squisita: lo conosco personalmente, ci frequentavamo come area politico-culturale e ho partecipato a diverse iniziative di formazione con lui. Insomma, Letta è un grande, anche se...».
Se?
«Beh, per come è arrivata, questa scelta sembra calata dall’alto dai capibastone. Peraltro in questi giorni leggo tanti messaggi, soprattutto in rete, che non condivido».
Per esempio?
«Leggo messaggi del tipo “adesso cacciali tutti fuori”, ma questo è proprio il momento di unire, se vogliamo fare in modo che questo partito sia un punto di riferimento per il centrosinistra. Penso a Polinago, dove il Pd ha preso il 18%: se pensiamo a stringere invece di allargare, rischiamo di diventare un po’ troppo stretti...».
Cosa bisogna fare allora per rilanciare il partito?
«Bisogna tornare ai fondamentali che hanno portato alla nascita del Pd, pensando a unire e non a mandare fuori le persone. Dobbiamo anche chiederci cosa vogliamo fare del Pd: se vogliamo un partito largo e inclusivo, oppure se vogliamo limitarci a un partito che fa testimonianza identitaria. C’è anche chi ha deciso di farlo, e non voglio certo offendere nessuno, ma dobbiamo tenere conto che tutte queste forze sono sotto al 5%...».
Da dove si può partire per riscoprire i valori che hanno portato alla nascita del Pd?
«Bisogna ripartire dal territorio e dagli amministratori locali. Da tempo mi confronto con un gruppo di persone, sindaci e amministratori che non fanno parte di una corrente, da De Caro a Gori, da Ricci a Gnassi: credo che proprio dai territorio possano arrivare le risposte che ci servono». —
L.G.
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