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Riforma Irpef, le proposte dei commercialisti

* dottore commercialista

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Il governo Draghi accelera sulle riforme fiscali che dovranno essere al primo posto nella riorganizzazione del sistema, anche in funzione di una ripresa economica. La scelta politica è di permanere nell’attuale schema della progressività ed è prioritario agire sul terzo scaglione di reddito imponibile, quello che va da 28.000 euro a 55.000 euro, su cui si applica attualmente l’aliquota del 38%, suddividendolo in due distinti scaglioni, in modo da spezzare in due una fascia di reddito che va dalla soglia di povertà, cioè 28mila, a chi sta decisamente meglio (52mila). È iniquo gravare i primi delle stesse imposte dei secondi. Lo ha affermato il Consiglio Nazionale dei Commercialisti in audizione presso le Commissioni riunite Finanze e Tesoro di Camera e Senato, dove ha anche presentato le proposte fiscali. E bisogna puntare a garantire equità orizzontale tra lavoratori autonomi e dipendenti. La curva di progressività dovrebbe essere costruita sul “modello tedesco”. L’attuale curva della tassazione italiana evidenzia tre criticità principali: - in corrispondenza dei redditi bassi e medio-bassi (fino a 28.000 euro), ci sono differenze molto accentuate tra contribuenti con lo stesso ammontare di reddito imponibile;

- in corrispondenza dei redditi medi e medio-alti (da oltre 28.000 a 75.000 euro), si rileva una crescita eccessivamente sostenuta dell’aliquota media effettiva; - in corrispondenza dei redditi molto elevati (oltre 500.000 euro), infine, le aliquote medie effettive divengono addirittura più favorevoli di quelle di altri Paesi (Germania) nel senso che fino a 500.000 euro di reddito imponibile l’aliquota media effettiva italiana è invece più elevata di quella tedesca. Il passaggio a una curva della progressività su “modello tedesco” consentirebbe di superare tutte le tre criticità, perché si determinerebbe una curva della progressività unica per tutti i contribuenti anche in corrispondenza dei redditi bassi e medio-bassi, e il riequilibrio dell’“appiattimento” che contraddistingue attualmente i redditi molto elevati.

Pertanto i commercialisti hanno proposto di prevedere un’aliquota “zero” fino a 8.170 euro, la quale si sviluppi in modo parallelo all’attuale curva della progressività, mantenendo punti percentuali di aliquota effettiva in più in corrispondenza di ciascun livello di reddito imponibile. Questo costa, in termini di minore gettito, circa 8-10 miliardi. La curva della progressività della tassazione, data da aliquote marginali, scaglioni e detrazioni decrescenti per redditi da lavoro, deve essere unica per tutti i contribuenti titolari di redditi da lavoro. Consentendo anche ai lavoratori dipendenti di dedurre forfettariamente delle spese che ora non deducono. —

* dottore commercialista



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