Giovane rapito e torturato: 22enne condannato a 4 anni
È il primo accusato a processo per il sequestro di persona e le sevizie a un senzatetto in via Martiri di Belfiore I complici presto dal giudice
Carlo Gregori
Rinchiusero in una cantina un giovane e lo seviziarono per ore. Gli rubarono il cellulare mentre coi loro telefoni filmavano le torture. Ieri uno dei tre della banda - A.A., tunisino 22 enne, difeso dall’avvocato Barbara Bandiera - è stato condannato a quattro anni due mesi di carcere al termine di un processo col rito abbreviato. La pena includeva già lo sconto di un terzo previsto dal rito ma anche l’attenuante per aver confessato i suoi crimini. I due complici, un algerino 25enne e un carpigiano 23enne, andranno presto in udienza preliminare rischiando un processo.
I fatti al centro di questo grave caso risalgono al 13 e al 14 dicembre scorso. La vittima e i tre imputati erano dei senzatetto. Secondo la ricostruzione successiva alle indagini, c’era un contenzioso tra i tre e il ragazzo lettone. Con un espediente lo attirarono in una cantina abbandonata in via Martiri di Belfiore a Carpi. Lo sequestrarono. Lo immobilizzarono. Venne legato con fili di ferro e corde alle mani e ai piedi e poi bloccato su una sedia. Dopo di che iniziò un’aggressione violenta fatta di pugni, calci e schiaffi. Presto la situazione degenerò e iniziarono sevizie vere e proprie sul prigioniero.
Gli venne preso il cellulare. Nel frattempo, il tunisino riprendeva le scene di tortura che gli venivano praticate filmandole sul suo smart phone. T re ore di sevizie. La situazione cambiò radicalmente quando i tre si allontanarono per un po’ durante una sosta di questo loro trattamento violento.
Rimasto da solo in quella cantina sconosciuta, la vittima riuscì in qualche modo a slacciare i fili di ferro e poi le corde e ad allontanarsi dalla sedia. La cantina era probabilmente rimasta aperta: i tre confidavano che non sarebbe riuscito a scappare. E invece il giovane sequestrato e torturato riuscì a raggiungere la strada e a fermare un passante. Gli chiese aiuto. Il passante, vedendo il sangue e le percosse, chiamò subito le forze dell’ordine. Il giovane venne tratto in salvo e portato subito la pronto soccorso dell’Opedale Ramazzini. Al termine di una vista i medici stilarono un referto con venti giorni di prognosi. Nel frattempo venero avviate indagini seguite dal sostituto procuratore Maria Angela Sighicelli.
Pochi giorni dopo vennero individuati i tre presunti autori del sequestro di persona e delle sevizie e della rapina. Una perquisizione tra i beni del tunisino portò alla scoperta non solo del cellulare rapinato alla vittima ma anche, sul suo stesso cellulare, di immagini raccapriccianti delle torture e delle grida della vittima. Vennero identificati anche l’algerino e il carpigiano. Tutte Figure già note alle forze dell’ordine. Ora il 22enne è stato condannato, mentre gli altri due attendono l’udienza preliminare. —
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