Gazzetta di Modena

Modena

Iniezioni di additivi e nuove tecniche Così si provano a consolidare gli argini

Elena Pelloni

Nonantola. Gli interventi dopo l’alluvione che riguardano i buchi provocati dalle tane degli animai. Priolo: «Reti inutili» 

3 MINUTI DI LETTURA





Elena Pelloni

Nonantola. La Regione, assieme ad Aipo e a diverse università del territorio, sta individuando possibili soluzioni affinché non si ripetano altri fenomeni di rotta sugli argini del Panaro. «Tecniche di rinforzo arginale» e «additivi consolidanti» sono le due principali tecniche che al momento, riferisce l’assessore all’ambiente Irene Priolo, sono al vaglio degli esperti.

La Commissione, incaricata dalla Regione e presieduta dal professore Giovanni Menduni, aveva infatti individuato una serie di concause alla base di quanto accaduto a Gaggio, la mattina del 6 dicembre scorso. Evento che ha poi portato il Panaro a raggiungere l’ abitato di Nonantola, provocando ingenti danni. Gli argini collassati sotto il peso della piena avevano mostrato diverse stratificazioni di materiali poveri (mattoni, laterizi, conglomerati di calce) oltre alla presenza di tane di animali fossori.

Queste cause sono state oggetto dell’ultima riposta rilasciata dall’assessorato regionale all’Ambiente, a seguito di una interrogazione consigliare. «Si chiarisce che un approccio strutturale efficace alle criticità indotte sui sistemi arginali dalle specie animali ad abitudini fossorie - scrive Priolo - può essere costruito solo con un forte contributo del livello statale, in quanto rispetto alle suddette specie, e in particolare per tasso, istrice e volpe, vige il divieto di caccia: è immediato comprendere che interventi sulle singole tane senza che si possa agire rispetto alla causa che le produce non possono costituire una soluzione duratura». Sottolineando poi, che eventuali reti metalliche a protezione delle scarpate arginali non risolverebbero il problema delle tane e anzi, ne aggraverebbero la manutenzione, si specifica che sono in corso, presso l’Università di Bologna, studi per individuare tecniche di rinforzo arginale. L’Università di Brescia si sta invece occupando di trovare adeguate tecniche di ripristino di quei tratti arginali interessati della presenza di buche tramite una sperimentazione di utilizzo di additivi consolidanti che aiuterebbero a controllare il «comportamento meccanico di terreni degli argini del Po».

«Faccio presente che nella relazione della Commissione c'è una foto dell’argine alle 8,30 del 6 dicembre quando ancora non era stato riparato con l'acqua che fuoriusciva. Nella foto si vede un capanno di cacciatori. Dubito che i cacciatori non abbiano visto le eventuali tane di animali presenti sull’argine. E semmai le avessero viste, dubito che non le abbiano segnalate», commenta Sabina Piccini, consigliere della lista Nuovo San Cesario, la quale aveva personalmente investito nell’individuazione di eventuali tane di animali nei tratti arginali vicini al punto della rotta del 6 dicembre. «Ragioniamo piuttosto su come avviene la manutenzione - prosegue - L’assessore Priolo prima di concentrare i suoi pensieri su nutrie, tassi, istrici e volpi, chieda ad Aipo sulla base di quali elementi ha potuto affermare, in un documento presentato al Consiglio dell'Unione del Sorbara, che l'argine crollato la notte del 5 dicembre non presentava né criticità, né carenze strutturali». —

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google