Gazzetta di Modena

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frassinoro, procedura giudiziaria conclusa 

Ceramica Alta fuori dal guado acquisiti muri e macchinari

Saverio Cioce

La sede e gli impianti  dell’azienda di Fontanaluccia acquisiti dal fallimento  per 300 mila euro, compreso il marchio e i brevetti

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Saverio Cioce

FRASSINORO. Ceramica Alta è definitivamente nelle mani della cooperativa che gestisce la piccola fabbrica di Fontanaluccia.

Fermi ormai da due anni gli impianti, con i dipendenti in cassa integrazione, la Ceramica Alta soc. coop. è rimasta sostanzialmente in un limbo in cui i progetti di rilancio sono rimasti lontani, in un orizzonte fatto di promesse mai decollate veramente.

Due gli ostacoli per il decollo della “ceramica più alta d’Italia”, come la definivano i dipendenti. Da un lato la proprietà del sito, dei locali, dei macchinari e del marchio; dall’altro la mancanza di capitali per realizzare nuove linee produttive in grado di realizzare per le ditte del comprensorio quelle linee di piastrelle e complementi di piccolo formato, oggi acquistate dalla Spagna e rivenduti ai clienti finali come prodotto di catalogo. La scommessa di Ceramica Alta di oggi invece va nella direzione opposta, producendo in casa e quasi su misura per ogni commessa, le piastrelle che non vengono fabbricate nel triangolo Sassuolo-Fiorano-Castellarano.

Il primo punto è stato raggiunto dopo una maratona durata quattro anni, tra un passaggio e l’altro, per acquisire dal Tribunale i beni della ceramica dopo il fallimento e altre forme di gestione provvisoria. L’offerta dei legali dell’azienda di Fontanaluccia è passata senza alternative di rialzo: per 300 mila euro i vertici della cooperativa si sono aggiudicati l’intero pacchetto. Muri e sede, marchio e cataloghi, macchinari e brevetti.

Ora il passaggio più difficile, il finanziamento da parte di Fincooper, la società finanziaria della Lega Cooperative. Dopo un’attesa durata mesi è arrivato nei giorni scorsi il sospirato disco verde. Ora si tratta di affrontare la valutazione della banca Unicredit, che materialmente dovrà erogare i fondi.

La speranza c’è ed è forte tra i dipendenti, a cominciare dai vertici aziendali, ma non c’è verso di avere un commento ufficiale. Comprensibile la loro riservatezza. Dopo anni di speranze frustrate, recuperi all’ultimo minuto, nessuno vuole sbilanciarsi in ottimismo fuori luogo.

Quello che è certo è che il castelletto dei finanziamenti servirà sia alla nuova linea dei macchinari che alla sede rinnovata, la stessa che dovrà ospitare l’impianto.

Dopo il crollo della tettoia esterna sotto il peso della neve tre mesi fa, i rottami in eternit sono stati tolti da una ditta specializzata e chiusi in sacchi speciali, pronti per essere smaltiti in maniera certificata. All’appuntamento con la ripartenza nessuno vuole arrivare impreparato o con pendenze aperte. Chi scrive oggi la storia di Ceramica Alta vuole partire con un quaderno nuovo. —

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