Gazzetta di Modena

Modena

le inchieste collaterali 

Gli amici, i ricettatori, le armi: una rete di indagini senza fine

C.G.

Non solo la Banda dello Spray e i blitz ai concerti trap e rap per rapinare i coetanei: sospetti su alcuni conoscenti e su commercianti di oro 

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Strage di Corinaldo: un reticolo di inchieste che pare non aver fine. Dietro le due bande di ragazzi modenesi, dedite alle rapine, al consumo di cocaina e di abiti griffati, secondo un “rap gangster style”, emergono vicende collaterali legate ad altre attività criminali. Prima le indagini sulla cerchia degli amici dei sei ragazzi. In particolare su una ragazza e altri due ragazzi che frequentavano Ugo Di Puorto e la sua banda. Giovani poco più che maggiorenni sospettati di aver preso parte alle rapine nei club e nelle discoteche in occasione di serate e concerti di trap e rap. In alcuni casi sicuramente nelle auto con altri della banda mentre avvenivano le intercettazioni disposte dalla Procura di Ancona. Poi il giro dei ricettatori. Non solo Andrea Balugani, 66 anni, il “compro oro” di Castelfranco che ha patteggiato la pena per aver comperato dopo i colpi catenine, catene e altri monili d’oro. Anche altri ricettatori che gravitano nelle compravendite di oro a Modena sono stati coinvolti nelle indagini dei carabinieri, apparentemente ancora aperte. E ora il filone sulle pistole cercate per soddisfare la sete di vendetta di Ugo Di Puorto dopo una lite con un campano residente a Castelfranco. L’inchiesta sulla Strage di Corinaldo, solamente per il filone legato all’innesco criminale delle sei morti e dei duecento feriti (un omicidio preterintenzionale, secondo il giudice), ha prodotto una rete di informazioni, indagini, provvedimenti giudiziari, indagati e arrestati che pare non avere ancora limite.

Nel frattempo i difensori dei sei giovani della Banda dello Spray attendono la fissazione della data per il processo d’appello. Tutti e sei hanno infatti impugnato la sentenza decisa dal giudice al termine di un drammatico processo abbreviato concluso il 30 luglio con condanne per tutti. La pena più alta, 12 anni e 4 mesi, inflitta a Ugo Di Puorto e Raffaele Mormone. Poi 11 anni e 6 mesi ad Andrea Cavallari, 11 anni e 2 mesi a Moez Akari, 10 anni e 11 mesi a Souhaib Haddada e 10 anni e 5 mesi a Badr Amouiyah. I pm Paolo Gubinelli e Valentina Bavai avevano chiesto pene tra i 16 e 18 anni, considerando la riduzione per il rito abbreviato, in tutto oltre 100 anni. Nel frattempo si attende l’udienza preliminare per il processo sul secondo filone - che interessa l’aspetto amministrativo e la gestione del locale in relazione alla strage della notte tra il 7 e l’8 dicembre 2018 alla Lanterna Azzurra: sotto accusa per cooperazione in omicidio plurimo aggravato sono i gestori della discoteca, gli addetti alla security, i proprietari dell'immobile (un vecchio capannone agricolo trasformato prima in balera, poi in discoteca), vari consulenti, ma anche i sei componenti della commissione di Corinaldo che nel 2017 aveva attestato che lo stabile era nelle condizioni per licenza di pubblico spettacolo. —



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