L’export è un problema Turismo e moda i più colpiti
«I risultati di alcune filiere sono quasi sorprendenti in positivo – ha spiegato ieri il presidente di Confindustria Emilia Area Centro – mentre altre sono state terribilmente impattate. Un problema si sta verificando poi con le imprese che puntano molto sull’export: dallo scoppio della pandemia è più difficile ricevere i componenti, ad esempio dall’Asia, e inviare poi i prodotti finiti e coloro che devono montare le macchine e fare manutenzione in giro per il mondo. Spedire un container di merci costava 716 euro nel 2019 e oggi oltre 4.000 e si fatica a trovare le navi. Tutto ciò inficia anche i risultati delle aziende. Chi ha tante filiali nel mondo reagisce però meglio». L’Asia continua ad andare bene, stanno a quanto pare ripartendo gli Usa, il mercato italiano invece manifesta un andamento molto differenziato. «Distanziamento, allontanamento dei dipendenti contagiati, smart working, bonifica degli spazi hanno dato risultati eccellenti. Speriamo che una volta vaccinate le categorie prioritarie – ha concluso - si tenga conto anche di quella dei lavoratori in trasferta». Dal punto di vista degli ordini la percentuale di aziende associate che denunciano oggi un calo significativo vede in particolare difficoltà Turismo e cultura (79%), Moda e lusso (73%) Agroalimentare (52%). Sotto la media Energia (17%), Macchine (24%) e Chimica e farmaceutica (27%). Dal punto di vista del fatturato, sopra la media del 63% di aziende con una significativa riduzione di fatturato nel 2020 le filiere di Moda e lusso (96%), Turismo e cultura (86%), Metalli e materiali compositi (80%). —
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