«Chiamate le forze dell’ordine così si può intervenire meglio»
Esistono norme precise che regolano i provvedimenti da adottare ogni qual volta ci si trova di fronte a questi malviventi
«Prima di scrivere su Facebook, segnalate i bocconi sospetti alle forze dell’ordine».
Daniela Barbieri è la responsabile dell’ufficio comunale Diritti degli animali. Si rivolge a chiunque possa identificare potenziali pericoli per la salute degli animali.
«Le segnalazioni a Modena cominciano a essere diverse - evidenzia Barbieri - Sui bocconi con le punte in piazza Guido Rossa non ci sono dubbi. È capitato però che qualche cittadino avesse trovato qualche boccone sospetto, risultato però solo materiale alimentare». Segnalare alle forze dell'ordine è il miglior modo per fugare ogni dubbio. «Se si attiva il protocollo è possibile tenere una mappatura degli episodi - prosegue la responsabile - e avere il polso della situazione. Scrivere su Facebook può essere utile. Tuttavia, se ci si limita soltanto a tale azione senza attivare il protocollo non si permette agli organi competenti di avere conoscenza del fenomeno». Un fenomeno che non è certo nuovo sul territorio modenese. Una mappa regionale del 2012, stilata dalla Prefettura di Parma, indica che nel 2010 i ritrovamenti di sostanze nocive per gli animali a Modena e provincia sono stati tredici. Barbieri esclude una mappatura virtuale in tempo reale del territorio. «Si potrebbe creare un allarmismo non giustificato - la risposta della responsabile - Il cittadino non deve avere paura, ma stare attento».
La responsabile fa riferimento all’ordinanza “Norme sul divieto e di detenzione di esche o di bocconi avvelenati” siglata il 12 luglio 2019 dal ministero della Salute. Il primo passo è la segnalazione alla Polizia locale (059 20314) o al servizio veterinario dell’Ausl Modena (059 435447). Chi segnala deve prestare attenzione (meglio non toccare e non annusare le sostanze) e attendere l’arrivo degli agenti. A loro il compito di porre cartelli di avviso, mappare il luogo e inviare il materiale sospetto all’istituto zooprofilattico per le analisi.
«Nella prima parte gli esperti aprono il boccone e vedono non ci sia altro materiale - descrive Barbieri - quali vetro o chiodi. Segue un’analisi più approfondita sulla carne». Se il sospetto è confermato, parte la segnalazione all’autorità giudiziaria competente. Il protocollo si attiva anche nel caso in cui l’animale ingerisca tali sostanze. «Attivare il protocollo permette di conoscere i siti in cui vengono lasciati i bocconcini, la distribuzione geografica e anche la frequenza - conclude Barbieri - Inoltre, consente di attivare la bonifica e il posizionamento dei cartelli di avviso». —
G.F.
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