Il grido di dolore dello sport «Siamo fermi e senza aiuti»
L’appello del mondo dilettantistico, che riunisce il 40 per cento dei cittadini «Alcune attività hanno chiuso. Altre si sono riunite in un’unica struttura»
Il settore dello sport dilettantistico lancia un appello. Il grido di dolore della Consulta arriva «dopo che l’amministrazione non ha ancora messo in campo azioni a sostegno del movimento sportivo, questo mentre manca un quadro normativo nazionale ».
A Carpi il mondo dilettantistico riunisce il 40 per cento della popolazione, mentre il 20 per cento, pratica queste attività con minor frequenza. Per quanto riguarda la normativa nazionale, la maggior critica è rivolta alla proposta di riforma, ferma da oltre due anni. «A oggi non c’è nulla di definito e così si lasciano le società sportive allo sbando per quanto riguarda gli aspetti giuridici – afferma la Consulta allo sport – e vari aspetti di tipo legale, come la personalità giuridica del presidente, i collaborati e i lavoratori, i volontari, la separazione fra profit e no profit».
Per quanto riguarda l’amministrazione locale, invece, «gli unici soldi messi a disposizione dello sport sono i 57mila euro della Regione destinati per il bando a sostegno della quota di iscrizione alle società sportive di ragazzi con famiglie a basso reddito – continua la Consulta – Per l’aiuto alle famiglie sono stati erogati circa 20mila euro, i restanti 37mila sono stati destinati a sostegno a delle quote iscrizioni a campionati o tornei e affiliazioni, per un importo di circa 22mila, alla fine sono rimasti circa 15mila, ma ad oggi nessuna proposta su come indirizzarli».
«Mentre quest’amministrazione non ha ancora messo in campo un euro dal proprio bilancio dobbiamo segnalare la chiusura di alcune attività sportive e altre che lo stanno valutando mentre altre società stanno condividendo la possibilità di associarsi in una unica struttura per contenere costi di gestione – continua il grido di dolore delle società – La sport da quando è iniziata la pandemia ha subito tre fasi per la maggior parte delle società: la prima con la quasi totale chiusura, cui è seguita un’apertura per una parte di attività sportive. Infine, è arrivata quest’ultima tornata con la totale chiusura, esclusi gli allenamenti a carattere nazionale. Mentre l’attività sportiva si ferma , le società sportive devono comunque far fronte ai costi: di affitti, utenze, pulizie e sanificazione compreso il materiale per adempiere a questi obblighi, polizze assicurative e così via».
Nell’autunno scorso doveva essere deliberato il congelamento dei canoni degli affitti e delle convenzioni: «Anche in questo caso nulla si è visto – prosegue la Consulta – Per ultimo, le manutenzione degli impianti che, essendo fermi, potrebbero essere oggetto di interventi di grande impatto. Ma anche su questo tema è tutto fermo, o quasi».
«Considerato l’importanza dello che sport dilettantistico rappresenta nella nostra città – è, infine, l’appello dell’ente che rappresenta le società sportive – il 40 per cento della popolazione lo pratica regolarmente e il 20 per cento con meno frequenza, è inaccettabile che non vi sia da parte dell’amministrazione quel minimo di interesse e aiuto economico».
La Consulta dice poi che, in assenza di proposte, verranno promosse iniziative per coinvolgere la cittadinanza e avvicinarla ai problemi del mondo sportivo, nel tentativo di risolverli. —
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