La gente di Piandelagotti ha nel Dna la “resilienza” «Guardiamo al futuro»
La famiglia Lunardi gestisce l’albergo Alpino dal 1893: «La zona rossa una mazzata» I maestri del centro fondo: «Incredibile ancora tanta neve»
Enea Galvani
FRASSINORO. Resilienza: capacità di un individuo di affrontare e superare un periodo di difficoltà. Un termine che, mai come in questo ultimo anno, è diventato famigliare a chi vive in Appennino. Ne sanno qualcosa anche a Piandelagotti di Frassinoro, piccola realtà culla dello sci di fondo. Testimone delle vicende che da sempre caratterizzano la frazione è l’albergo Alpino gestito dalla famiglia Lunardi dal 1893. Ferdinando, titolare dell’attività, racconta: «Il nostro hotel ne ha passate parecchie. Di tempo, dal giorno della prima apertura, ne è trascorso. Ora stiamo battagliando con il Covid, lo facciamo senza tirarci indietro e cercando di dare un servizio alla nostra comunità. Con il mini-market gestito da mio fratello, con i tabacchi e l’edicola. Facciamo il possibile». Anche lo storico albergo ha fatto i conti con un inverno difficile: «E dire che c’è ancora tanta neve. Il passaggio, soprattutto con la zona rossa, è diminuito drasticamente. Quando eravamo “gialli” o “arancioni” abbiamo lavorato un pochettino. Qualcuno, chi era iscritto alla Fisi, è salito per un po’ di sci di fondo». E a proposito di resilienza: «Noi abbiamo provato ad andare incontro ai turisti che sono arrivati. Con promozioni, offerte. Abbiamo fatto il massimo e continueremo a farlo». Magari in vista dell’estate: «Certo. Il nostro è un polo che si presta alla perfezione anche al turismo verde: camminate e mountain bike». Lunardi aggiunge: «Abbiamo letto della possibilità di dare vita ad un grande impianto che collega Abetone, Corno alle Scale e Cimone. Sarebbe un investimento importante, una infrastruttura che darebbe ancora più centralità alla nostra montagna».
Si diceva di Frassinoro come punto di riferimento per lo sci di fondo. La storia parla chiaro come conferma Andrea Tazzioli, istruttore della scuola nata 1997: «Ad oggi siamo sei maestri che insegnano questa disciplina. Il nostro è sempre stato uno dei più grandi centri di fondo in Italia, con piste adatte a ogni livello d’esperienza che si estendono anche sul territorio reggiano e toscano, attraversando Passo Radici, San Pellegrino e il passo del Giovarello, per un complesso che conta tra i 40 e i 50 chilometri di pista». Quest’anno, come ormai noto, c’è però stato da soffrire: «Senza dubbio, anche se in alcuni frangenti ci siamo salvati. Diciamo che il nostro lavoro si è sviluppato solamente per il 60% rispetto al suo potenziale. L’analisi è questa, non vedo cosa si possa aggiungere se non che con la zona arancione siamo riusciti a fare qualcosina in più. Un vero peccato perché qui la neve c’è e c’è stata».
Nessuno, però, ha intenzione di stare a guardare: «Stiamo pensando cosa fare in estate, certo non dipenderà da noi ma dall’evolversi della pandemia. Poi punteremo il mirino al prossimo inverno, ma ripeto: è ancora troppo presto e non dipende da noi». —
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