Inchiesta discarica: Ferioli esce dagli atti Manager e tecnici rischiano il processo
Archiviate le posizioni dell’ex sindaco e addetti comunali Richiesta di rinvio a giudizio per funzionari di Arpae e Feronia
FINALE. Una settimana ancora e inizieranno a dipanarsi i nodi sulla discarica di via Comunale Rovere, individuata dalla Regione come uno dei siti che dovranno accogliere sia i rifiuti del territorio ma soprattutto quelli speciali non pericolosi che Hera troverà sul ricco mercato degli smaltimenti. Sul progetto, però, sono numerose le incognite giudiziarie a partire proprio dalla prima udienza preliminare in cui si inizierà ad entrare nel merito dei reati contestati a sei imputati oltre che all’azienda. E tra loro non c’è l’ex sindaco Fernando Ferioli, inizialmente indagato e a seguire archiviato sia per prescrizione ma anche perché le competenze ambientali sono delegate alla Provincia e ai suoi dirigenti. Ma sono cadute le posizioni anche degli ex responsabili dell’ufficio tecnico del Comune, Giulio Gerrini e Francesca Mazzarella e del segretario reggente Monica Mantovani. In sostanza escono dal procedimento tutte le figure collegate al municipio, quelle che inizialmente avevano attirato l’attenzione – perché intercettate – dei carabinieri di Finale e del Nucleo Investigativo di Modena prima e dei Forestali poi.
Restano invece i potenziali reati ambientali, contestati dal pubblico ministero Marco Niccolini a funzionari di Arpae e agli allora manager di Feronia. A vario titolo dovranno rispondere di abuso d’ufficio, falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale, rifiuto di atti d’ufficio, inquinamento e pericolo ambientale. Per analoga responsabilità è stato chiesto il rinvio a giudizio anche della società Feronia.
Secondo l’accusa, supportata da una ricca documentazione elaborata da consulenti e Carabinieri Forestali, Giovanni Rompianesi, storico dirigente della Provincia di Modena per quanto riguarda Valutazioni e Controlli Ambientali, e poi dirigente anche di Arpae, avrebbe autorizzato il rinnovo dell’autorizzazione integrata ambientale (Aia) nonostante nella documentazione allegata alla richiesta emergesse come il sito avesse già raggiunto il limite massimo di rifiuti accoglibili. Se così fosse stato allora sarebbe dovuta partire l’operazione di chiusura e messa in sicurezza della discarica, ora invece sotto sequestro dopo la riconferma del provvedimento emesso dal tribunale del Riesame. Garantendo l’Aia, invece, Rompianesi avrebbe agevolato gli affari della società, nel procedimento rappresentata dall’ex presidente del Cda, Gianluca Valentini e dall’amministratore delegato Riccardo Superbi.
Davanti ad un giudice andrà poi analizzato il comportamento di Annalisa Zanini e Daniela Sesti, responsabili di due ambiti di Arpae che, stando sempre all’accusa, avrebbero omesso di comunicare a Regione e Comune gli esiti degli accertamenti dai quali emergevano vari superamenti della soglia di contaminazione di alcune sostanze presenti nelle acque sotterranee. Dati che lo stesso Rompianesi ha omesso di trasmettere alla pari di colei che lo ha sostituito come dirigente. E proprio per gli sforamenti mai affrontati viene contestato anche il pericolo di inquinamento – se colposo lo si discuterà in aula – dal 2010 fino ad oggi.
Intanto, con una lettera firmata dal sindaco Sandro Palazzi, il Comune, che sarà parte civile, ha richiesto di avviare le procedure di accertamento, caratterizzazione, analisi di rischio e eventuale bonifica o messa in sicurezza della discarica. Un’azione ritenuta “necessaria ed urgente”. —
F.D.
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