Comunità Scientifica contro riapertura del Punto Nascita
PAVULLO. La comunità medica e scientifica si oppone alla riapertura dei punti nascita a cui punta la Regione. A prendere posizione sono le principali società scientifiche di area perinatologica, che esprimono «perplessità e preoccupazione» per la decisione del presidente Stefano Bonaccini. I professionisti invitano la Regione «alla prudenza nelle decisioni di riapertura di quelle strutture che non presentano i requisiti minimi tecnico-organizzativi per garantire le condizioni di sicurezza alla nascita, in un paese già così segnato dalla denatalità e in cui va messo in campo ogni sforzo per garantire la salute e talora la vita dei neonati e delle loro mamme, e non certo per metterle a rischio». Nel 2019 in Emilia Romagna si sono verificati 31.123 parti, per 31.600 neonati. Il 66,3% di questi, sottolineano gli esperti, è avvenuto nei nove punti nascita, sui 23 attivi in regione, dotati di terapia intensiva neonatale. I punti nascita con meno di 500 parti all'anno sono invece cinque e hanno assistito il 5,4% delle nascite. «Mancano attualmente in Emilia Romagna i medici anestesisti-rianimatori, ginecologi, ostetrici, neonatologi e pediatri in grado di coprire adeguatamente i 23 punti nascita. Quindi piuttosto che discutere su eventuali riaperture, sempre in attuazione dell'accordo Stato-Regioni del 2010 e come ribadito dalla comunità scientifica dell'area perinatologica, bisognerebbe chiudere quei punti nascita attivi con meno di 500 parti l'anno, che non rispettano i parametri e i requisiti indicati a livello nazionale come garanzia di sicurezza delle cure. Anche perché - affermano gli esperti - non è accettabile nè condivisibile accondiscendere alla volontà di partorire vicino casa, se questa scelta implica il mettere a rischio la salute e il benessere del bambino e della madre...». —
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