Gazzetta di Modena

Modena

dipartimento di ingegneria di UNIMORE 

Così l’occhio umano insegna ai computer a vedere e prevedere i pericoli in arrivo

Gabriele Farina
Così l’occhio umano insegna ai computer a vedere e prevedere i pericoli in arrivo

La ricerca di AImage Lab condotta da due modenesi per sviluppare la lettura e l’analisi dei dati in vari ambiti

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Gabriele Farina

Osservare per prevedere. Si può riassumere così uno studio condotto dai ricercatori modenesi Marcella Cornia e Lorenzo Baraldi. I due giovani sono in forza all’AImage Lab, il laboratorio di ricerca sull’intelligenza artificiale del Dief Unimore.

Cornia e Baraldi hanno posto l’attenzione sull’occhio umano per immagazzinare risposte da sottoporre all’intelligenza artificiale. Le domande possono essere diverse: dove cade lo sguardo su una pagina di giornale? Cosa cattura l’attenzione sui social? È possibile prevedere l’esito di un tiro ancor prima dell’esecuzione? Cornia e Baraldi hanno raccolto dati su dati per creare un modello di attenzione saliente basato sulla memoria a lungo termine. Le azioni salienti di un incontro sportivo c’entrano a metà. Gustarsi gli “highlights” di una partita è un’azione basata sul passato. I due ricercatori modenesi hanno costruito un modello per predire le osservazioni future. Tale modello è diventato un riferimento nella comunità internazionale. «Il nostro articolo pubblicato dalla IEEE Signal Processing Society è stato tra i venticinque più scaricati nel 2020 nel nostro ambito», rivela emozionata Cornia, vincitrice lo scorso anno del Premio nazionale Giovani ricercatori.

Per due esperti delle previsioni è una sorpresa. «Ci rendevamo conto che l’articolo stava diventando abbastanza popolare e veniva citato parecchio - aggiunge Baraldi - ma non ci aspettavamo andasse così bene». In previsione, le possibili applicazioni dell’occhio “che prevede” sono numerose. «Nel nostro laboratorio è stato applicato per calcolare dove guarda l’essere umano durante la guida - riprende Cornia - Può essere importante per aiutare un robot a muoversi. Nell’ambito della sorveglianza può essere rilevante. Osservando le zone salienti di una scena, ci sono oggetti che catturano lo sguardo a prima vista. Può essere applicato per riconoscere le azioni salienti di una gara. È importante comprendere le persone dove sono e cosa stanno facendo». Insomma, la lavagna tattica del pre-gara potrebbe essere sostituita da un “occhio” che suggerisce le reazioni a una determinata azione. «Può essere utile a un progettista di siti web - ribadisce Baraldi - per progettare le pagine e comprendere dove andrà l’attenzione del visitatore. Quando è visualizzata un’immagine sui social network bisogna comprendere come va ritagliata in modo efficace nell’anteprima. Sapere cosa attira lo sguardo è importante».

Per entrambi è centrale il ruolo di Modena all’interno di un panorama globale in continua evoluzione. «L’intelligenza artificiale e la visione artificiale nello specifico saranno sempre più importanti - assicura Cornia - Tutti i giorni ci confrontiamo già con l’intelligenza artificiale: ci basta utilizzare uno smartphone o utilizzare i motori di ricerca. A Modena ci sono diversi progetti d’intelligenza artificiale anche in ambito culturale». Un esempio illustrato dalla giovane è calzante. «Con il centro interdipartimentale sulle Digital Humanities (DH More) sto seguendo un progetto legato ai manoscritti storici della Galleria Estense - spiega la ricercatrice - Tale progetto include la trascrizione automatica di manoscritti storici. Se vogliamo comprendere il contenuto delle opere di Muratori, di cui c’è un fondo molto grande, abbiamo algoritmi di intelligenza artificiale che permettono di trascrivere quando è presente nei manoscritti». «Modena è ormai un po’ caratterizzata dall’intelligenza artificiale e dalla visione artificiale - l’eco di Baraldi - Merito anche del laboratorio guidato da Rita Cucchiara, espanso a livello internazionale fino a diventare per certi aspetti un punto di riferimento. Nel laboratorio ci si occupa di una gamma vasta di argomenti, tra cui sorveglianza, analisi delle azioni, integrazione del linguaggio». I progetti nel cassetto non mancano.

«Tra dieci, quindici anni ci saranno “agenti mobili” - prevede Cornia - ovvero robot in grado di accompagnare le persone, per esempio guidandole in una visita museale». «Stiamo facendo robot che seguono istruzioni di linguaggio - conclude Baraldi - come andare avanti, superare un ostacolo, compiere un’azione. L’obiettivo è farli entrare in uno spazio e farli comportare in un certo modo». —

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