In passato deceduti due bambini e una mamma di Casalgrande
I bebè sono scomparsi appena nati o durante il parto: cause diverse In un caso il processo, assolte con formula piena le ginecologhe
Saverio Cioce
L’ultima morte del neonato in ospedale a Sassuolo allunga la scia di tragedie avvenute nella struttura sanitaria del comprensorio ceramico.
Nel giugno 2016 muoiono due bambini in otto giorni nel reparto di Ostetricia, sempre a ridosso del parto. Nel primo caso, dopo un parto naturale e senza che i medici rilevino anomalie, viene al mondo un bebè che respira regolarmente. Ma il suo cuore cessa di battere all’improvviso dopo un’ora, mentre il piccolo è in braccio alla madre. Comprensibile lo strazio dei genitori, si parla di fatalità anche se la Procura di Modena apre un’indagine come atto dovuto.
Una settimana dopo la seconda tragedia.
Dopo una gravidanza di 37 settimane una mamma residente a Pavullo ha le doglie e viene portata a Sassuolo. Durante il parto la spalla del piccolo si incastra nell’osso pubico: “distocia della spalla”, è la diagnosi, le manovre per estrarlo durano molto di più dei sette minuti che vengono descritti come limite massimo per evitare complicanze. I genitori lamenteranno, nella denuncia alla Polizia, tempi molto più lunghi, la richiesta di un taglio cesareo, anche se i due bimbi avuti dalla coppia in precedenza erano nati con un parto naturale.
«Il bambino è morto soffocato» lamentano Giusto e Tania, i genitori. A diciotto mesi di distanza vengono formalizzate le accuse a carico delle due ginecologhe in servizio per omicidio colposo e lesioni ma nell’ottobre successivo nel processo che si tiene a Modena vengono assolte con formula piena: «Il fatto non sussiste» è scritto in sentenza.
«Nel caso in questione - scrivono i magistrati - anche un intervento più tempestivo non avrebbe evitato il tragico evento».
La vicenda è ancora più difficile nei confronti dell’opinione pubblica perché la mamma mandata a partorire a Sassuolo fa esplodere lo scontento a Pavullo dove abitava e dove c’è stata una mobilitazione contro la chiusura del punto nascita. «Sarebbe stata avviata comunque a Sassuolo con quel quadro clinico» puntualizza l’assessore Venturi in conferenza stampa. Non dobbiamo strumentalizzare la vicenda».
Nel marzo dell’anno scorso un’altra sciagura si abbatte sul reparto e l’ospedale di Sassuolo. Una mamma di 39 anni, Nicoletta Coppola residente a Casalgrande (Reggio Emilia), muore poche ore dopo aver messo al mondo un bambino dopo un parto naturale. La donna, che lavorava come operatrice sanitaria ad Arceto, lascia una bambina di otto anni. Sul caso sono state avviate come sempre anche indagini interne. —
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