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UNA START UP NATA NELL’ATENEO MODENESE 

Il progetto di Remodule: fare rivivere batterie di auto

Giovanni Medici
Il progetto di Remodule: fare rivivere batterie di auto

Un team di studenti di Unimore ha lanciato l’idea che può risolvere i problemi di smaltimento e consentire il riciclo. Un riconoscimento dalla rivista Forbes Italia

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Giovanni Medici

L’auto elettrica (e ibrida) sta prendendo sempre più piede ma il piede ha un “tallone d’Achille”, i pacchi batterie che non si sa come smaltire.

Un team di sei ragazzi, quattro dei quali ex studenti dei corsi di laurea di Ingegneria ed Economia di Unimore, ha però avviato un progetto di start-up, il suo nome è Remodule, che sta studiando soluzioni innovative e sostenibili per ovviare a questo problema. Come? Dando una seconda vita come batterie stazionarie alle celle degli accumulatori usati sulle auto e impedendone così lo smaltimento prematuro e magari indiscriminato, valorizzandone il contenuto residuo.

Le batterie stazionarie sono accumulatori in grado di immagazzinare corrente e rilasciarla solamente nel momento in cui l'apparecchiatura la richiede. Ad esempio per fare funzionare una lampada d’emergenza o una stazione di ricarica o ancora per immagazzinare l’energia prodotta da un impianto fotovoltaico. Antonino Andreacchio, Luca Dallara, Michele Franceschetti e Marco Mostarda (il primo economista, gli altri ingegneri) sono i quattro componenti del team nato nel 2019 all’interno della nostra università e in particolare grazie al programma TACC (Training for Automotive Companies Creation) coordinato dai professori Tiziano Bursi e Luigi Rovati. I nomi di questi studenti (24-25 anni la loro età) sono finiti nella prestigiosa lista dei 100 leader del futuro under 30 della rivista Forbes Italia, nella categoria Energy. Assieme a loro lavorano a Remodule Mattia Stighezza e Lorenzo Tapini, provenienti da altri atenei. Nessuno di loro è modenese, è stata l’Università a farli incontrare. Remodule è un progetto che pare avere tutte le carte in regola per fare bene, tanto che oltre al riconoscimento di Forbes Italia nei mesi scorsi ha ottenuto il Premio Repower per l’innovazione nell’ambito del Premio Gaetano Marzotto. L’idea che sta alla base è di recuperare i pacchi batteria delle automobili, testarne le singole celle, garantirne le performance e immetterle sul mercato a prezzi vantaggiosi. «Entro l’anno puntiamo ad arrivare alla validazione tecnica, economica ed operativa di questa nostra idea – spiega Michele Franceschetti – poi nel 2022 e 2023 penseremo a creare un vero e proprio progetto pilota assieme ai partner che ci sostengono e sempre nel 2023 vogliamo andare sul mercato con un’azienda vera e propria».

Il numero delle batterie esaurite crescerà esponenzialmente nei prossimi anni, e si parla di soldi veri: ogni pacco batterie vale infatti anche la metà del prezzo di un’auto elettrica, e si va dai 5/10 mila euro ai 30 mila euro della Tesla berlina. L’aumento delle vendite di questi veicoli, già oggi una fetta importante del mercato nei Paesi avanzati, rende questa idea foriera di grandi sviluppi. Il tutto grazie, come detto, a un programma nato in ambito universitario e che ha l’obiettivo di favorire il contatto tra studenti e aziende della Motor Valley; i primi si mettono in gioco in prima persona e le seconde possono creare spin off, dove la multidisciplinarietà è indispensabile, visto che la mobilità del futuro richiede competenze trasversali. —

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