Smog, 12 nuovi luoghi di monitoraggio Così l’università anticipa l’emergenza
Oggi la presentazione insieme al Comune di un progetto tra Italia e Spagna: «Cerchiamo di prevenire i picchi»
Gabriele Farina
Si sa, prevenire è meglio che curare. E se fosse possibile per l’ambiente? Se si potessero simulare gli effetti delle misure antismog anziché rincorrerne i risultati? Ne gioverebbero la natura, la salute collettiva e anche la pazienza dei modenesi, alle prese con frequenti restrizioni alla circolazione per limitare l’inquinamento. Un’utopia? No, una sfida. È l’obiettivo lanciato dal progetto comunitario Trafair, guidato da Unimore. «A oggi purtroppo le misure adottate quando si superano limiti di soglia degli inquinanti sono sempre successive agli sforamenti», riconosce la docente del dipartimento d’Ingegneria Enzo Ferrari (Dief), coordinatrice del progetto. Una logica “a inseguimento” in cui i dubbi restano. «Non si ha la piena consapevolezza di quale sia l’impatto delle misure - ammette Po - Non sono così sicura che si riducano le emissioni. Magari se in una famiglia ci sono due macchine e una sta ferma perché è un diesel Euro 3, l’altra può fare il doppio dei giri. Andrebbero studiate misure più approfondite con uno strumento che monitori l’efficacia e simuli gli effetti che possono generare ancor prima dell’applicazione». Uno strumento chiamato “Comparazione scenari”, messo a disposizione di due Comuni aderenti al progetto: Modena e Santiago de Compostela in Spagna. «Il progetto s’è focalizzato sul traffico veicolare - sottolinea la coordinatrice - e su stime dei consumi nei condomini. Abbiamo quindi condotto simulazioni sulle aree di traffico maggiore, analizzando i cambiamenti sulla base dei veicoli circolanti. Tali scenari sono visibili dalla pubblica amministrazione, che può mettere a confronto diverse situazioni».
Le sorprese non sono mancate nelle analisi condotte mutando due parametri: spazio e tempo. «Si vede come durante il lockdown siano diminuiti i veicoli circolanti, ma non la concentrazione di inquinanti - spiega la docente - Modena risente del fatto che viviamo nella Pianura Padana, per cui non può certo dirsi una città isolata dalle altre. Così l’inquinamento generalizzato delle altre città ricade anche su Modena». La coordinatrice rivela che il lavoro è stato sviluppato con il supporto dell’amministrazione. «Il Comune è un partner del progetto - ringrazia Po - e ci ha fornito l’accesso ai dati dei sensori di traffico, comunicati attraverso la rete LoRa (“Long Range” ovvero a lungo raggio). A dicembre abbiamo mostrato a diversi uffici del Comune (Smart City, Mobilità e Ambiente) i risultati. Bisognerà vedere in futuro. La fine del progetto è fissata per il 30 aprile e ancora non sappiamo cosa sarà mantenuto». Le informazioni raccolte con Trafair sono raccolte in due siti. Il primo (https://trafair.eu/trafficflow/) è dedicato alle vetture circolanti e contiene dati a cui possono accedere le pubbliche amministrazioni per elaborare misure più efficaci per le “giornate ecologiche”. Il secondo (https://trafair.eu/airquality/) contiene informazioni dettagliate sulla qualità dell’aria di tre città aderenti al progetto: Modena, Santiago de Compostela e la spagnola Saragozza. Un elemento che risalta nella mappa statistica è l’elevato numero dei sensori presenti: ben dodici. Sono posizionati alla villa D’Oro e al Masa, al parco Ferrari e in via Volta, in piazza Grande e in via Giardini, in piazza Manzoni e in via Pavia, sulla tangenziale Est e al Dief. Gli ultimi due trasmettono i dati dal Policlinico. Quali dati? Le concentrazioni nell'aria di quattro inquinanti: biossido di azoto, monossido di azoto, ozono e monossido di carbonio. «Arpae ha due stazioni in città al parco Ferrari e in via Giardini - aggiunge Po - Sono due punti molto indicativi. Noi riusciamo a vedere invece le variazioni in altri punti, che possono essere leggermente diverse da quelle misurate da Arpae. Così si può avere una misura più precisa su Modena». Osservare per intervenire, almeno nelle intenzioni dei ricercatori. «Abbiamo studiato l’impatto che ci potrebbe essere nel caso in cui il traffico veicolare cambiasse - osserva la coordinatrice - Il Piano aria integrato regionale (Pair) e il Piano urbano per la mobilità sostenibile (Pums) prevedono due ipotesi con un parco veicolare diverso. Vedremo se, mantenendo gli stessi flussi di traffico con veicoli meno inquinanti, l’impatto sulla qualità dell’aria sarà minore». —
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