«Noi disabili considerati gli ultimi della società» Marietta scrive a Draghi
Marietta Di Sario abita a Carpi da tanti anni: è invalida al 100 per cento e ha scritto una lettera al presidente del consiglio Mario Draghi per raccontare tutti i problemi che durante la pandemia è costretto a vivere qualcuno nella sua condizione.
«La mia storia inizia a quattro anni, l’età in cui i bambini dovrebbero correre e giocare – scrive Marietta – Invece, la poliomielite bussa alla mia porta prima ancora del vaccino. Pochi anni dopo non cammino più e da allora la carrozzina diventa la mia inseparabile compagna di vita. Nel momento in cui vi scrivo - badate bene, grazie ad altre mani perché le mie non le muovo - sono invalida civile al 100 per cento e non uso gli arti inferiori e superiori: i miei sono stati anni di sofferenze, del corpo e del cuore, e di lotte portate avanti con tenacia. La mia vita è stata sempre una dura prova: oltre alla poliomielite e ai numerosi interventi chirurgici alle articolazioni, ho dovuto affrontare un’operazione per asportare un meningioma al cervello. Posso accettare la malattia, ma non posso più accettare i soprusi che vedo ogni giorno e l’indifferenza dei politici verso noi disabili, gli ultimi della società».
«Il più grande sostegno – continua Marietta – in questi anni di sofferenze, mi è arrivato dalla mia famiglia, dall’Unitalsi e dagli amici. Non sono mai mancati i volontari che venissero a prendermi per accompagnarmi col sorriso a messa, a fare una pizza in compagnia o a fare una passeggiata. Eppure, non è ai volontari che spetta il compito di aiutare un disabile: spetta allo Stato. Con il Covid-19 la vita di noi disabili è diventata, se possibile, ancora più difficile e fatta di una solitudine insostenibile. Sono venute a mancare persino le cure essenziali: io, per esempio, non posso più fare fisioterapia in piscina, con un conseguente peggioramento della mia situazione fisica. Non posso più vedere e incontrare i volontari dell’Unitalsi, la mia fonte di gioia. Inoltre, è stata per me grande delusione scoprire che anche durante una pandemia terribile come questa i disabili siano stati messi all’ultimo posto». —
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