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da carpi a mulhouse 

Greta e Corrado e i giovani migranti «Ogni giorno regala esperienze»

Serena Arbizzi
Greta e Corrado e i giovani migranti «Ogni giorno regala esperienze»

Lavorano in Francia con l’associazione Sahel Vert  «Tanti aneddoti e che bello vedere i loro cambiamenti»

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Serena Arbizzi

Volontari nei Corpi Europei di Solidarietà, progetto finanziato dall’Unione Europea e che permette ai giovani tra i 18 e i 30 anni di mettersi in gioco lavorando all’interno di diverse realtà come centri di accoglienza.

Corrado Gallo e la sua fidanzata Greta Martinelli sono partiti alla volta della città alsaziana di Mulhouse in nome dell’accoglienza. I due prestano servizio presso “Sahel Vert”, associazione umanitaria con sede in Francia, Mali e in Italia, che promuove lo sviluppo sostenibile, l’economia solidale e la conservazione dei valori umani.

Greta si è laureata un anno fa in Lingue e Culture Europee e in lei è maturato l’interesse per l’accoglienza. «Dal web - spiega - sono venuta a conoscenza del progetto, mi sono candidata e dopo essere stata ammessa sono partita per Mulhouse a ottobre 2020».

«Io invece mi sono laureato in Storia nel 2015 - spiega Corrado - e pensavo che sarei andato a lavorare a scuola. Alcune esperienze mi avevano dato tanto, come il servizio civile o di educatore, l’attività politica con la Fgci e il volontariato. Dopo due settimane dalla partenza di Greta sono partito per Mulhouse per andarla a trovare. Dopo appena 48 ore siamo risultati entrambi positivi al Covid. Avrei dovuto rimanere cinque giorni: sono diventati due mesi. Una volta guarito ho deciso di andare al lavoro con Greta e mi sono messo a disposizione come volontario e mi hanno preso. Con Sahel Vert è stato un autentico colpo di fulmine».

Corrado e Greta prestano servizio presso “La dynamitiere”, un centro con migranti minorenni non accompagnati e ragazzi francesi inseriti all’intero del dispositivo Drs, un programma per chi ha problemi a scuola.

«La nostra giornata tipo è piuttosto intensa – premette la coppia – Si fa colazione tutti insieme mentre un educatore anima la discussione in cui si parla di temi di attualità. Poi, squadre formate da educatori e ragazzi, vanno negli atelier: dalla cucina all’hangar si fabbricano mobili o si riparano biciclette. C’è pure chi si occupa di 40 capi ovini, chi lavora nell’orto, chi è in ufficio per la contabilità. A mezzogiorno pranzo insieme e, fino alle 16, ci si divide nuovamente negli atelier parlando maliano, italiano, inglese, francese, hurdu, pashto, darì, punjabi, tunisino, arabo e spesso tutte insieme. Alle 18 il coprifuoco».

Numerosi gli aneddoti quotidiani. «Uno dei miei migliori incontri – racconta Greta - è stato con un ragazzo afghano di 17 anni. Al suo arrivo a Sahel Vert dopo un anno di viaggio e dopo aver vissuto come senza tetto per un mese, questo ragazzo, che a malapena spiccicava una parola di francese, si mostrava aggressivo. Avevo paura. Un mese dopo, guarita dal Covid, sono tornata a Sahel Vert e trovando il giovane completamente diverso, più gentile, più a suo agio. Quel giorno l’ho accompagnato dal dentista ed ero da sola con lui, ma non avevo paura. Vedere il cambiamento così grande di questo ragazzo mi ha fatto capire quanto sia ampio lo spettro umano e quanto, a volte, la paura ci offusca la vista e ci chiude in noi stessi». «Ricordo quando ho accompagnato un giovane ragazzo afgano al suo primo giorno di scuola in assoluto – rimarca Corrado - Abbiamo fatto le pratiche in amministrazione e poi siamo andati nell’ufficio della preside dove io e un’altra volontaria italiana facevamo da traduttori dal francese all’inglese. Lo abbiamo accompagnato a visitare la struttura e la sua classe e arrivati davanti alla porta il ragazzo non riusciva a nascondere la sua emozione e anche io che mi sono commosso». —

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