Gazzetta di Modena

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Allarme delle imprese «Alle stelle i trasporti e le materie prime»

Giovanni Medici

«Costi aumentati del 30% o anche raddoppiati per il legno» «Nella meccanica lotta per i container, soffre la ceramica»

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Giovanni Medici

I prezzi delle materie prime stanno aumentando: un’ulteriore tegola per le aziende, già alle prese con crisi economica e pandemia. «Da dicembre il prezzo del legno lamellare è raddoppiato, da 400 a 800 euro al metro cubo. Cina e Usa sono ripartiti con la loro economia – spiega Emanuele Orsini, ad di Sistem Costruzioni di Solignano di Castelvetro – grazie al venir meno della pandemia e assorbono le materie prime europee. Ovviamente vista la richiesta i prezzi salgono e alle aziende italiane risulta più difficile e costoso approvvigionarsi in Austria ed in Germania. Dovremmo muoverci come Ue per definire accordi multilaterali oltre che dare la massima spinta alle vaccinazioni, per arrivare a far ripartire la nostra economia. Non possiamo far pagare al cliente finale questi aumenti, lavorare sui nostri margini di guadagno significa però esporci a perdite sicure. In più – conclude Orsini, che è anche vicepresidente nazionale per il Credito, la Finanza e il Fisco di Confindustria – pure il costo dei trasporti via terra o via nave è molto aumentato e diminuisce ulteriormente la nostra competitività».

Marco Arletti, Ad della Chimar di Limidi di Soliera, conferma che in generale c’è una speculazione che non si era mai vista prima, per una serie di concause, prima fra tutte ovviamente il Covid: «Gli aumenti si attestano sul 30 per cento perché è cresciuta la domanda per legno, plastica, materiali ferrosi e anche altro. Dalla Germania arrivano meno tronchi di legno causa pandemia mentre è aumentata la domanda nel settore dell’arredo, probabilmente perché il Covid ha incrementato l’interesse per la casa da parte di molti».

«L’aumento del costo delle materie prime è l’argomento più discusso del momento tra gli imprenditori della meccanica», dice Massimo Negrini, co-titolare dell’omonima ditta di Castelfranco che produce benne d’acciaio. Negrini spiega che «c’è stato un aumento quantificabile nel 30% ma che alcune crisi del recente passato sono state comunque peggiori per i bilanci delle imprese». E se il problema non è ancora enorme fa il paio con le aumentate difficoltà nel trasporto dei componenti e delle materie prime. Si sta verificando quasi un accaparramento dei container, che ha fatto crescere i prezzi. «Anche perché la pandemia – conclude – mi sembra abbia diminuito il numero dei trasportatori. L’unica acciaieria italiana credo sia rimasta l’Ilva, e da sola non basta certo a rifornire tutte le imprese come la nostra». Nel comprensorio ceramico negli ultimi vent’anni la domanda di trasporto è aumentata, anche a causa della crescita e della diversificazione della richiesta di materie prime. Ad esempio feldspati, argille e sabbie, facilmente reperibili sul territorio fino agli anni Settanta, ora importate via nave, via treno e in gran quantità su camion. Più che i prezzi delle materie prime a Sassuolo e dintorni sono i costi dei trasporti a creare qualche grattacapo alle imprese ceramiche. —

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