«La scuola è sicura A casa con la Dad passa la voglia di studio»
In piazza Grande nuova protesta con studenti e genitori «Fate rientrare in classe anche noi ragazzi delle superiori»
Paola Ducci
«Ce lo aspettavamo che non ci facessero rientrare e ci siamo rimasti molto male perché ancora una volta ci sentiamo presi in giro» dice Ernesto Bossù, liceale modenese che fa parte dell’associazione studentesca "React Modena". Il giovane era in piazza ieri pomeriggio con alcuni compagni di classe per partecipare all’ormai consueta manifestazione di protesta che da più di un mese il comitato modenese di Priorità alla scuola organizza ogni venerdì «Per ribadire allo sfinimento che devono riaprire tutte le scuole di qualsiasi ordine e grado e che si progetti la scuola del futuro – sottolinea la portavoce Emanuela Ciambellini - i dati hanno dimostrato che non sono le aule i luoghi dove si verificano i maggiori contagi e il Tar del Lazio ha chiesto di rivedere tutti i parametri perché ha sentenziato che ad oggi non esistono dati che ne giustifichino ancora la chiusura». Aggiunge Bossù: «In un intero anno siamo tornati a scuola per soli due mesi e non possiamo che constatare che, al di là delle efficaci misure di sicurezza messe in campo da ogni istituto e del sistema di tracciamento che stava dando risultati, nessun tipo di provvedimento importante è stato preso in nostro favore. Niente nuovi spazi per farci stare più distanziati in classe, niente potenziamento significativo dei trasporti sulle linee più frequentate. E noi? Sempre a casa, sempre da soli, sempre più depressi con sempre meno voglia di studiare!». Delusi insieme ai ragazzi di medie e superiori tanti genitori e insegnati, scesi in piazza ieri, anche se lavoratori o mamme e papà di bambini della scuola dell’infanzia e primaria, che con le prime medie rientreranno però a scuola dal 7 aprile. «E una questione di solidarietà e di principio – afferma Sara Regina, insegnante elementare- sono qui perché ritengo che si stia costringendo una intera generazione di adolescenti a soccombere senza un valido motivo, costringendoli a pagare il prezzo più caro della pandemia. La scuola non solo è un luogo sicuro (vedi dati), ma è necessaria e irrinunciabile perché è il luogo della socialità, della cultura e delle relazioni umane dove si formano le persone. Sembra incredibile dover ribadire questi concetti nel 2021».
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