Dalla prima dose ad AstraZeneca cento giorni di attese e speranze
La più grande campagna vaccinale della storia è cominciata in Italia il 27 dicembre e ha raggiunto quota 15 milioni di somministrazioni. Ecco le tappe salienti di questi mesi
IL PUNTO
Con il volto sorridente, anche da dietro la mascherina, di Claudia Alivernini, l’infermiera 29enne dello Spallanzani di Roma che per prima, alle 7,20 del 27 dicembre 2020, ha ricevuto una dose di vaccino, è partita la più grande campagna vaccinale della storia italiana e mondiale. Da allora sono passati cento giorni, e oggi le persone che hanno ricevuto almeno una dose di vaccino sono salite a quasi 11 milioni, di cui quasi 4 milioni quelli che hanno ricevuto le due dosi.
UNA DATA STORICA
Quel 27 dicembre è stata una data storica non solo per il nostro paese ma anche per l’Europa. La campagna vaccinale si è infatti aperta in maniera simultanea in tutti gli Stati membri dell’Unione Europea e questo per volere della Presidente della Commissione, Ursula Von Der Leyen, che ha avuto un ruolo chiave in questa operazione. È stata la Commissione europea, anche attraverso l’Agenzia del Farmaco Europea Ema a gestire il processo autorizzativo dei vaccini e l’acquisto e la successiva distribuzione agli stati membri. Il 21 dicembre, appena sei giorni prima dell’avvio della campagna vaccinale, l’Ema ha dato il via libera al vaccino prodotto da Pfizer/Biontech. Qualche giorno doposono arrivate in Italia le prime 9.750 dosi, poche, ma sufficienti a dare il la alla campagna che avrebbe coinvolto 440 milioni di europei.
IL PROGRAMMA INIZIALE
Il piano nazionale vaccini, il cui ultimo aggiornamento era stato approvato il 12 dicembre, prevedeva entro il primo trimestre di quest’anno l’arrivo in Italia di oltre 28 milioni di vaccino. Di queste, circa 9 milioni e mezzo sarebbero dovute arrivare già a gennaio. Il problema era però che al primo gennaio di vaccini autorizzati ce ne era solo uno, quello Pfizer/Biontech di cui erano attese in tutto 8,75 milioni di dosi per il primo trimestre, appena un terzo del totale. Gli altri vaccini sui quali era incardinato il piano vaccinale non erano stati ancora autorizzati. Quello che ha avuto il via libera più rapido, il 6 gennaio è stato il Moderna, da cui erano attese poco più di 1,3 milioni di dosi nel primo trimestre. Quello più importante, il vaccino AstraZeneca è stato approvato solo il 29 gennaio, un mese dopo l’avvio della campagna. Nella prima stesura del piano vaccinale questo vaccino avrebbe dovuto fornire più di 16 milioni di dosi. Alla fine del primo trimestre ne sono arrivate appena 2,7. Nonostante questi intoppi, la campagna vaccinale è iniziata seppur a rilento e con una diversa risposta dai diversi sistemi regionali.
I primi vaccinati
Primi ad essere vaccinati sono stati quelli del personale sanitario, gli ospiti delle Rsa e poi gli ultranovantenni. Dopo un mese, il primo febbraio erano state somministrate circa due milioni di dosi e almeno 652mila persone avevano già ricevuto la seconda dose. La vaccinazione procedeva a un ritmo di circa 78mila somministrazioni al giorno. Proprio nei primi giorni di febbraio, anche per far fronte alle mancate forniture da parte di AstraZeneca delle dosi promesse, il ministero ha rimodulato il piano vaccinale, ridefinendo anche l’ordine delle categorie che sarebbero state chiamate ad aderire alla vaccinazione.
LE ALTRE CATEGORIE
Dopo il personale sanitario e i pazienti delle Rsa, il piano prevedeva il coinvolgimento progressivo delle categorie dei fragili, e poi degli over 75 e delle altre categorie, compresi personale docente e forze dell’ordine. Tra le decisioni importanti, anche l’ampliamento agli over 65 dell’AstraZeneca. Il 27 febbraio in Italia erano state somministrate più di 4 milioni di dosi e 1.377.987 quelli che avevano ricevuto la doppia dose. Il ritmo di vaccinazione era salito a 102mila somministrazioni al giorno.
IL NUOVO GOVERNO
Di lì a qualche giorno, il 2 marzo, il presidente del Consiglio, che nel frattempo era diventato Mario Draghi, ha deciso di sostituire il Commissario Domenico Arcuri col generale Figliuolo. Proprio al generale, esperto di logistica, è spettato il compito di rilanciare il piano vaccinale con l’ obiettivo di raggiungere l’immunità di gregge (circa l’80 per cento della popolazione) entro fine settembre. Per farlo, ha spiegato, sarebbe stato necessario quintuplicare il numero delle dosi somministrate entro metà aprile fino ad arrivare a 500mila al giorno. Per quella data sono attesi i primi lotti di dosi di vaccini Johnson&Johnson che è stato nel frattempo autorizzato dall’Ema. Entro settembre dovrebbero arrivarne più di 22 milioni di dosi.
IL CASO ASTRAZENECA
Attualmente le somministrazioni viaggiano sopra le 200mila unità. A minare i piani del governo e quelli del resto dei governi europei il caso AstraZeneca. Su questo vaccino già nella fase di sperimentazione si sono concentrate critiche sia della comunità scientifica che delle autorità regolatrici. Alcuni errori di comunicazione dei dati, ne avevano ritardato l’ottenimento del via libera in Europa e anche negli Usa, dove l’Fda ha richiesto un supplemento di sperimentazione. In Europa il via libera è arrivato solo dopo una discussa autorizzazione dell’agenzia del farmaco britannica e in maniera condizionale, ovvero solo per under 65. Inoltre, l’efficacia del vaccino era inferiore a quella dei concorrenti. Con il progredire della campagna vaccinale sono stati segnalati una serie di casi sospetti di effetti avversi non desiderati anche molto gravi (decessi) che hanno infiammato l’opinione pubblica europea e, in Italia, anche le Procure, come quella di Siracusa, che, dopo il decesso di un sottufficiale di Marina, ha iscritto nel registro degli indagati il personale coinvolto nella vaccinazione.
I GIORNI DELLA PAURA
Prima la Danimarca, poi l’Austria, l’Islanda e, il giorno seguente, 15 marzo, anche Germania, Francia e Italia, hanno deciso di sospendere in maniera cautelativa la somministrazione del vaccino. Solo qualche giorno dopo e a seguito di una serie di accertamenti scrupolosi, l’Ema ha potuto chiarire che non c’era legame tra il vaccino e la stragrande maggioranza dei casi segnalati e che la questione sembrava essere circoscritta a un numero estremamente limitato di casi molto particolari di trombosi. La campagna è ripresa regolarmente, anche se non sono mancati casi di mancata adesione, tanto da spingere il governo a varare l’obbligo vaccinale per il personale sanitario. —
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