Legge sull’omotransfobia «Anche a Modena ci sono richieste d’aiuto»
Donini, presidente di Arcigay, commenta lo stop arrivato sul disegno di legge Zan «Non è urgente? Falso, ci sono persone che tutti i giorni non sono tutelate»
Alice Benatti
Si è tornato a parlare di omotransfobia e della legge che vorrebbe combatterla (il ddl Zan, dal nome del suo primo firmatario: il deputato del Pd Alessandro Zan) dopo che nei giorni scorsi Lega e Fratelli d’Italia (con parte di Forza Italia) l’hanno messa “al palo” in commissione Giustizia del Senato. Già approvata alla Camera quattro mesi fa, la legge punirebbe i reati di discriminazione fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere e sulla disabilità alla stregua dei reati e i discorsi di odio fondati su caratteristiche come la nazionalità, l’etnia, la religione, come previsto dal codice penale (legge Mancino). Francesco Donini, presidente di Arcigay Modena Matthew Shepard, ha stimato in circa 50 le richieste di aiuto arrivate nell’ultimo anno all’associazione.
Presidente Donini, l’Italia è l’unico Paese tra quelli fondatori della Comunità Europea a non avere ancora una legge specifica su questo tema. Come avete preso lo stop?
«Tra l’altro, ogni anno l’Unione Europea ci sanziona per questo. Lo stop non era inaspettato ma comunque non lo abbiamo preso bene perché le motivazioni addotte sono sempre quelle del benaltrismo (adesso ci sono ben altri problemi) che non dovrebbero essere applicate ai diritti civili nel senso che diritti civili e sociali non sono in antitesi ma anzi devono procedere di pari passo. Un avanzamento dei diritti civili porta sempre anche a un avanzamento dei diritti sociali, dunque del benessere generale di una comunità. Riguardo la questione della “non urgenza” penso valgano un po’ le stesse cose che dicevamo per le unioni civili: non è urgente per chi? Si tratta di persone, che quotidianamente subiscono discriminazioni o non si sentono tutelate dalle istituzioni, quindi, per noi è urgente eccome.
Arcigay Modena come valuta il ddl Zan?
«Non è la legge perfetta che avremmo potuto ottenere ma un compromesso, a ribasso per quanto ci riguarda. Non vogliamo è che si arrivi a un ulteriore peggioramento come è accaduto in passato con la legge Scalfarotto, che in Senato è diventata una legge inutile».
A cosa ha già rinunciato dal vostro punto di vista?
« È mancato un po’ di coraggio nel promuovere quello che dev’essere un vero cambiamento a livello sociale e culturale rispetto alla visione delle persone LGBTQIA+ ma anche delle donne e dei disabili. La legge ha di buono che non si occupa solo della parte penale - dunque non è una semplice estensione della Legge Mancino – ma tenta anche di promuovere azioni preventive che si traducono nell’istituzione della “Giornata nazionale contro l'omo-lesbo-bi-transfobia” o l’invito a svolgere attività di formazione nelle scuole che portino a una conoscenza delle tematiche. Rimangono inviti, però…»
Dunque nelle scuole ancora nessun obbligo e l’invito, diciamo, può essere rifiutato…
«Esattamente, ancora una volta manca un po’ di coraggio in più nel rendere concrete queste proposte. Rimangono aleatorie. Anche se sarebbe comunque un passo avanti. Tuttavia quello che abbiamo già visto con altre leggi, riguardanti specialmente i diritti delle donne, è che quando cambia la normativa per effetto domino avviene un cambiamento anche della percezione sociale perché una legge c’è, questa cosa viene nominata e quindi esiste. Nessuno quindi potrà più dire, come stanno facendo anche alcuni personaggi pubblici in questi giorni, che l’omotransfobia non esiste perché esisterà una legge».
Come sta agendo l’attuale pandemia da Covid-19 sulle persone che subiscono discriminazioni e violenze motivate dall’orientamento sessuale?
«In un anno a Modena siamo stati contattati da diverse persone - circa 50 - che si sono ritrovate a vivere lo spazio domestico in un ambiente famigliare poco inclusivo, con tutto il disagio psicologico che ne consegue. Si tratta sia di persone che non hanno fatto coming out sia di persone che lo hanno fatto, non solo ragazzi ma anche adulti e persone trans che hanno difficoltà ad esprimere se stesse e la propria identità all’interno di un contesto che non glielo permette. Abbiamo quindi deciso di implementare il servizio "telefono amico" per fornire più opportunità a coloro che sentono il bisogno di confrontarsi con qualcuno». —
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