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Caso Piscitelli, il compagno di cella: «Ho visto Sasà bere il metadone»

Carlo Gregori
Caso Piscitelli, il compagno di cella: «Ho visto Sasà bere il metadone»

Rivolta in carcere del marzo 2020: testimonianza allegata al rapporto del direttore, ma ci sono incongruenze

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Carlo Gregori

Sasà Piscitelli arriva con altri 41 detenuti dal carcere di Modena dopo mezzanotte. Il medico della casa circondariale di Ascoli lo visita trovandolo in buona salute. Alle 3 è messo in cella. Alle 13.30 del giorno dopo un addetto alla vigilanza lo chiama e lo sollecita ma non si muove. Alle 15.30 è portato in ospedale. Il medico del pronto soccorso nota che è in coma. Alle 17.25 viene dichiarato morto. Causa apparente: intossicazione da metadone e farmaci.

Questa è la sequenza dei fatti che il 9 marzo 2020 hanno portato alla morte del 40enne di Arese in carcere a Modena per un piccolo reato e che doveva essere liberato in agosto. Un detenuto tossicodipendente di lunga data diventato un apprezzato attore di teatro. La documentazione raccolta al carcere di Ascoli venne inviata a Lucia De Santis, uno dei due pm di Modena che stanno indagando sulla rivolta dell’8 Marzo e sui nove morti. L’incartamento venne inviato anche al Ministero di Grazia e Giustizia al quale fa capo il Dap (Dipartimento amministrazione penitenziaria).

A riprova della causa di morte, viene allegata la testimonianza di un detenuto 26enne di Monteveglio, l’ex compagno di cella di Sasà. Le sue parole sono evidenziate: «Ho visto Piscitelli ricevere da un altro detenuto che non conosco una bottiglia di metadone e nonostante il mio intervento non riuscito ad evitare che lo bevesse per poi restituire a colui che lo aveva prelevato».

Eppure in questi documenti c’è più di una discrepanza sulla morte.

Nella relazione firmata dal direttore del carcere di Ascoli Eleonora Consoli è scritto che al suo arrivo, nella notte tra l’8 e il 9 marzo, intorno alle 2.30 Piscitelli viene portato dal medico di primo ingresso del carcere di Ascoli. Nei fogli del diario sanitario il suo stato generale è definito “buono”. Ma poi nel primo pomeriggio non dà più segni di coscienza e viene chiamato il 118. Alle 17.25 nell’ospedale civile di Ascoli il medico costaterà la morte e scriverà: «Stato di coma avanzato da verosimile intossicazione da farmaci». Il direttore aggiunge una sua annotazione: «E per cause in altri atti meglio specificate». L’allegato al quale rinvia non spiega però le «altre cause». Per cui questo aspetto rimane oscuro. Tuttavia, a commento delle conclusioni, il direttore scrive: «Le cause del decesso non sono note alla scrivente, perché riportate in altri atti non in possesso di questa direzione (esame autoptico), ma sembrerebbe che il decesso sia avvenuto dopo uno stato di coma avanzato per intossicazione da farmaci (metadone)». Farmaci che, spiega, avrebbe assunto «certamente presso la casa circondariale di Modena il giorno precedente durante i disordini/rivolta. Sembrerebbe che Piscitelli durante i disordini avesse ingerito un ingente quantitativo di metadone ceduto da un altro detenuto, quest’ultimo venuto in possesso durante l’occupazione dell’infermeria». E a riprova cita la testimonianza del compagno di cella.

Il 2 maggio, quindi due mesi dopo la rivolta, questi firma il verbale scritto da tre graduati della polizia penitenziaria di Ascoli nel quale racconta cosa ha visto. Dice di non aver voluto partecipare alla rivolta, come anche Piscitelli. Ma quando il fumo dell’incendio li ha allontanati si sono imbattuti in un’infermiera e un agente rimasti chiusi nell’ambulatorio. Li hanno aiutati ad allontanarsi. Poi ha visto Piscitelli prendere una bottiglia di metadone da un altro, berne e restituirla. «Una volta usciti per un po’ di tempo ho perso di vista Piscitelli per poi ritrovarlo al momento del nostro trasferimento, tanto da essere chiuso con lui all’interno della cella del pullman, e già durante il viaggio lo stesso assumeva uno stato di torpore». Poi l’arrivo ad Ascoli: «Al momento del mio ingresso ho cercato di svegliare Piscitelli per salutarlo ma non riuscendovi ho chiesto l’intervento del personale di custodia». Una versione molto distante dall’annotazione del medico all’ingresso del carcere (“Stato di salute: buono”) e, all’opposto, dai detenuti che hanno raccontato delle botte che Piscitelli avrebbe preso durante il trasferimento e forse anche dopo. —

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