Le scuole riaprono nella tempesta Cgil: «Il Comune tace perchè senza idee»
Da domani si torna in classe fino alla prima media Il clima con i sindacati è teso: «Devono convocarci»
Luca Gardinale
Alla vigilia della tanto sospirata ripresa scolastica, la polemica sulla scuola modenese tocca forse il suo apice.
Dall’esternalizzazione al dumping contrattuale, dallo smantellamento dei servizi per l’infanzia alla mancata applicazione dei contratti pubblici. Se dal punto di vista politico la cessione di sei scuole in due anni - tre nidi e tre materne - dal Comune alla Fondazione Cresciamo è andata liscia, con il voto favorevole di tutta la maggioranza, la frattura che si è aperta con i sindacati è tutt’altro che risolta. Lo sanno bene Fabio De Santis e Claudio Riso, segretari della Funzione pubblica e della sigla Scuola della Cgil, che oggi tornano ad attaccare, chiedendo una convocazione congiunta.
«Il Comune - spiega De Santis - non ci convoca perché nei fatti non ha nulla da portare al tavolo. L’operazione ricominciata lo scorso anno di trasferimento delle scuole è soltanto un’esternalizzazione della gestione pubblica mascherata da presunta conservazione della centralità dell’ente. Di fatto, il Comune si sta progressivamente liberando della gestione diretta da materne e nidi, come ha fatto negli anni per i servizi socio-sanitari. E anche in questo caso - incalza il segretario Fp - nel trasferimento, ingenera l’abbassamento delle retribuzioni e dei diritti dei lavoratori».
Per quanto riguarda le parole della giunta, secondo De Santis si tratta di «dichiarazioni approssimative sul ruolo della Fondazione come garanzia della gestione pubblica. Non è così, perché non è gestione pubblica. Le ricette che il Comune propone sono quelle di sempre: esternalizzare e liberare dell’onere organizzativo comunale dei servizi, al punto che si vanno a determinare già le dismissioni dei prossimi anni, pur non sapendo quale sarà la capacità assunzionale del Comune».
E se il sindaco Muzzarelli ha garantito il ruolo centrale della Fondazione rispetto alle politiche dell’ente, il segretario Fp si chiede «perché si adotti un contratto che nulla ha a che vedere con gli enti locali. Le differenze economiche tra le insegnanti del Comune e quelle della Fondazione sono importanti: quasi una mensilità in meno sullo stipendio annuale. Insomma, oggi l’unico dato certo è quello di una sapiente regia che ha spalmato nel tempo un’operazione di dumping contrattuale e salariale, al pari di quanto accade in molte realtà private. Serve un cambio di passo - chiude De Santis - il Comune convochi i sindacati per prendere, in modo condiviso, le decisioni che servono a una reale valorizzazione dei servizi». Una richiesta che arriva anche dalla Flc, la sigla della scuola: «Vogliamo sederci a un tavolo - spiega il segretario Claudio Riso - e parlare del sistema 0-6, perché oggi è estremamente disarticolato. Nella collocazione delle scuole, perché non si considera anche l’opzione statale? Ci sarebbero le condizioni per fare delle operazioni indolore sul piano occupazionale, dando alle insegnanti la possibilità di lavorare in condizioni migliori. Riguardo alla Fondazione - aggiunge Riso - si continua a parlare di gestione pubblica, ma si tratta di un ente di diritto privato, e i rapporti di lavoro sono di tipo privatistico a tutti gli effetti. Va poi aggiunto che, se nelle dichiarazioni ufficiali si parla di ruolo centrale della Fondazione, nei fatti riscontriamo numerose criticità, a partire dalla struttura amministrativa, sottodimensionata e insufficiente a fronteggiare i carichi che derivano dall’acquisizione di nuove scuole e dall’assunzione di personale, e costretta ad operare con strumenti poveri e obsoleti. Il Comune nel non convocarci unitariamente dimostra la volontà di mantenere disarticolato il modello 0-6, e questo è un danno per i cittadini e per chi lavora in quei servizi». —
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