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Transmec, in 170 anni dal biroccio ai Tir e treni

Giovanni Medici
Transmec, in 170 anni dal biroccio ai Tir e treni

La lunga vicenda dell’azienda di trasporti della famiglia Montecchi nata nel 1850 e ora colosso della logistica con mille dipendenti e 340 milioni di fatturato

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Giovanni Medici

Ne è passata di strada sotto le ruote da quando Domenico Montecchi di Querciagrossa di Pavullo nel 1850 iniziò a trasportare merci con un biroccio trainato da un cavallo.

Oggi i camion e i treni di Transmec Group, erede di quella storia, viaggiano in tutta Europa vestiti di giallo e blu, i colori di Modena.

Transmec Group, guidata oggi dalla quarta generazione dei Montecchi, è un colosso della logistica e dei trasporti, come dimostrano i numeri: 1000 dipendenti, 150 motrici, 830 semirimorchi intermodali, 6 treni, 340 milioni di fatturato nel 2020.

Da Pavullo si è via via spostata prima a Vignola poi a Spilamberto e infine nella sede di Campogalliano, a due passi dal casello della A22 e per la sua posizione uno dei punti più strategici in Emilia-Romagna per chi lavora nel settore. Una sede che è in corso di ampliamento.

«Da pochi giorni – spiega Danilo Montecchi, amministratore delegato di Transmec Group – sono iniziati i lavori di costruzione di due nuovi magazzini per lo smistamento delle merci, per complessivi 49mila metri quadrati di superficie, dotati di spazi verdi, una ciclabile a lato di via per Modena, parcheggi per 700 auto e un edificio dedicato alla sosta degli autisti». A questi nuovi magazzini, che saranno terminati entro gennaio e verranno costruiti tenendo conto delle soluzioni più avanzate nel campo del risparmio energetico, si potrà accedere da via Strasburgo, indirizzo del quartier generale dell’azienda. Transmec Group nel mondo possiede 700mila metri quadrati di magazzini e piazzali, ha 10 mila clienti e ha ormai raggiunto il milione di spedizioni all’anno. Da sottolineare che un quarto del fatturato viene realizzato trasportando derrate alimentari. Transmec Group ha da poco ottenuto da Cassa Depositi e Prestiti un finanziamento di 8 milioni di euro, fondi che permetteranno di continuare a investire nell’innovazione e nell’internazionalizzazione, e garantiti al 90% da Sace. I fratelli Danilo e Massimo Montecchi sono del resto i figli di un altro Domenico (nipote e omonimo del fondatore e che a 98 anni ancora segue, anche se da lontano, gli sviluppi dell’azienda).

Fu lui che aprì all’impresa di famiglia gli orizzonti verso l’Europa guidandola dagli anni ’50, anni di intensa crescita economica e periodo nel quale la domanda di trasporto internazionale crebbe moltissimo: oggi infatti Transmec Group per due terzi realizza il suo fatturato proprio all’estero e ha sedi operative in oltre 40 Paesi del mondo.

«In Romania abbiamo un terminal ferroviario e da lì facciamo partire i nostri treni diretti in diversi Paesi europei, ma lavoriamo molto anche in Inghilterra, Francia, Spagna. I nostri clienti – continua Montecchi – sono aziende come Ikea, Ferrari, Lavazza, Levi’s, Champion, Burberry e poi Cnh. La percentuale delle merci che viaggiano su rotaia sui carri griffati Transmec Group è di circa il 20% del totale. In Italia però non siamo pronti per il trasporto merci ferroviario, che ha tempi e costi diversi da quello su strada: abbiamo standard diversi da quelli degli altri Paesi e i nostri semirimorchi non possiamo farli viaggiare sui vagoni speciali perchè sono troppo alti».

La sostenibilità ambientale è un concetto che Transmec Group ha sposato da tempo e d’altronde chi vuole lavorare trasportando merci attraverso l’Europa, visto che alcuni Stati hanno normative più rigide delle nostre, non può fare diversamente. «I nostri camion sono da anni rispondenti alle norme Euro 6 e anche i nostri rimorchi sono mezzi all’avanguardia. Nei prossimi giorni – dice Montecchi – metteremo in strada una mini-flotta di 15 camion a gas, ancora più ecologici». Il Covid ha creato qualche difficoltà all’impresa dei fratelli Montecchi, soprattutto con il lockdown di primavera che ha fatto chiudere tante aziende e ha prodotto un calo importante del numero dei viaggi delle merci. Ora il problema sembra invece circoscritto solo al settore della moda top di gamma. Intanto figli e nipoti dei fratelli Montecchi sono già entrati nel Cda dell’impresa di famiglia. L’anniversario dei 200 anni di attività non è poi molto lontano. —

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