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vignola. ACCUSATO DI AVER SOTTRATTO COCAINA 

Carabiniere a processo Ritrovata e sequestrata una chiave misteriosa

F.D.
Carabiniere a processo Ritrovata e sequestrata una chiave misteriosa

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vignola. La chiave della cassaforte può essere anche la chiave di volta del processo a Marco Montasso, capitano dei carabinieri imputato per peculato e aver sottratto cocaina sequestrata durante operazioni di polizia giudiziaria. Ma fino a ieri nessuno era a conoscenza di quella chiave: non lo sapeva il pubblico ministero, dottor Giuseppe Amara, né l’avvocato difensore dell’ufficiale, Roberto Ghini né tantomeno il collegio di giudici presieduto dal dottor Pasquale Liccardo. La circostanza è invece emersa nel corso della testimonianza dell’attuale comandante della Tenenza, Pio De Nardo tra l’altro alla presenza del comandante di Compagnia, il maggiore Camillo Meo.

De Nardo doveva riferire riguardo al ritrovamento di un timbro all’interno della cassaforte, avvenuto dopo che per quasi due anni se ne erano perse le tracce. Quel sigillo, stando alle procedure, avrebbe dovuto certificare l’inviolabilità dei reperti sequestrati e custoditi proprio nella cassa blindata. Il ritrovamento fortuito è stato relazionato a dovere, cosa che invece non è avvenuta per la chiave misteriosa. «La trovammo mentre spostavamo la scrivania – ha detto l’ufficiale – Era attaccata con lo scotch ad un piano di un cassetto».

Ma cosa c’entra questa circostanza con il processo a Montasso? La scrivania del ritrovamento è proprio quella che fu del militare ora imputato, che aveva già lasciato Vignola da oltre un anno. Lui, attraverso dichiarazioni spontanee, ha detto di non sapere nulla di quella chiave. Come del resto hanno detto di non averne conoscenza neppure gli altri carabinieri chiamati a testimoniare, alcuni dei quali avevano fino a quel momento sostenuto dell’esistenza di un’unica chiave della cassaforte in possesso del solo comandante della Tenenza. E quindi il ritrovamento del nuovo reperto apre nuovi scenari: qualcuno poteva avere accesso ai beni sequestrati, droga compresa, grazie alla copia occultata nella scrivania.

Per dirimere il dubbio, il presidente Liccardo ha disposto il sequestro della chiave da parte dei Ris di Parma e un’accurata analisi affidata ad un perito. Quando è stata realizzata la copia? Era già in dotazione alla consegna della cassaforte o è stata fatta in seguito? Ci sono delle impronte oltre a quelle del tenente De Nardo, che ha ammesso di averla poi usata? Dubbi condivisi da uno stizzito pubblico ministero a cui nessuno, fino a ieri, aveva relazionato di quel ritrovamento avvenuto nel 2019, e dall’avvocato Ghini. —

F.D.

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