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Daniele, calciatore ipovedente che fa il tifo per far giocare i bimbi

Mattia Vernelli
Daniele, calciatore ipovedente che fa il tifo per far giocare i bimbi

Fiorano. Il 23enne mister della scuola di calcio di Spezzano e azzurro si batte per la riapertura del calcio giovanile con una maglia particolare  

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LA STORIA

Mattia Vernelli

FIORANO. “Un bambino ha più diritto di me di giocare”. Parola del ventitreenne Daniele Hammoud, “Lele” per i compagni di squadra, attaccante del Futsal Treviso, un’associazione sportiva per la pratica del calcio per ipovedenti. La frase era incisa sulla maglia con cui il ragazzo ha svolto l’allenamento e ha presto fatto breccia sui social, attirando l’attenzione di tanti. Il tema è delicato e da tempo sopito dal dibattito pubblico: farlo riemergere è la sfida di Daniele, battendosi per la ripartenza del calcio dei più piccoli. «Come mai – si chiede - i campionati degli adulti considerati “d’interesse nazionale” hanno il privilegio di giocare, mentre i bimbi, fermi da un mese, ripartiranno non prima di maggio? Con questo non dico che noi non meritiamo di scendere in campo, ma le scuole calcio sono state dimenticate». E se si parla di bambini non può che pensare in primis ai “suoi”: quando si toglie la maglia del Treviso, Daniele è allenatore della scuola calcio di Spezzano. «Il gioco è per loro un diritto fondamentale, che va oltre al calcio. Si tratta della formazione della persona che si riflette su ogni aspetto della vita. Dico sempre – continua- che il mister deve essere in primis un formatore e non un istruttore: i bambini devono essere fuochi da accendere, non vasi da riempire! Da qui il secondo messaggio che ho inciso sulla maglia: “Non c’è interesse nazionale più grande dei bambini”. E si parla di interesse sociale ed educativo, lontano dalle logiche economiche, che permettono alle leghe superiori degli adulti di giocare...».

Anche la società in cui milita il ragazzo si è unita all’iniziativa. Far ripartire il calcio giovanile sembra attualmente un miraggio, ma Daniele non desiste: «Non sono così ingenuo da pensare che il messaggio vada ad impattare fortemente ai piani alti, dove si prendono le decisioni. Ma se questo gesto fosse raccolto da persone influenti, come i giocatori di Serie A di Calcio, le cose cambierebbero: il seguito mediatico sarebbe ampio... Questa è la speranza». Chi conosce Daniele sa bene il suo amore per il calcio. I primi passi sportivi mossi nel Maranello Calcio, fino a 13 anni, quando è costretto ad abbandonare lo sport. «Crescendo abbiamo iniziato a giocare nel campo a 11 e io ho fatto sempre più fatica per i problemi alla vista. Così ho deciso di smettere e sono stato fermo per un po’. Il calcio per ipovedenti l’ho scoperto tardi, a 19 anni, guardando i mondiali in tv. Mi sono informato, e la possibilità di giocare mi allettava: ho scoperto il campionato e la Nazionale Italiana Fispic, nella quale gioco. Sono partito nel Cagliari, dove ho militato 2 anni. Poi ho scelto Treviso, una realtà davvero ambiziosa, come del resto sono io». —

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