«Molti stanno iniziando a sfruttare internet Ora puntiamo uniti su Giappone e Usa»
Giacomo Savorini, direttore del Consorzio di Tutela del Lambrusco «Un vino senza competitori, dobbiamo creare un brand mondiale»
L’INTERVISTA
CARLO GREGORI
Nonostante il lockdown, nel 2020 le vendite dei lambruschi sono andate bene per le fasce di prezzi alte e medio basse. Perché sono state colpite le etichette tra i 4 e gli 8 euro? Lo chiediamo a Giacomo Savorini, direttore del Consorzio di Tutela del Lambrusco. «Occorre precisare che sono andate discretamente bene le vendite delle etichette presenti in Gdo (Grande distribuzione organizzata). Il protrarsi delle chiusure del settore HoReCa (Hotel ristoranti e caffè) ha infatti inciso non poco sulle imprese più piccole che hanno in questo canale il loro principale sbocco sul mercato. Il Lambrusco resta la tipologia di vino più venduta nella grande distribuzione italiana. Chi conosce e apprezza il nostro vino lo ha continuato ad acquistare anche nella fascia di prezzo più alta, con un consolidamento del mercato delle etichette di maggior valore. Quelle tra i 4 e gli 8 euro invece hanno risentito maggiormente della crisi economica, con un abbassamento della ricchezza media delle famiglie».
Come si comportano i vostri associati nel campo dell'e-commerce?
«Se due anni fa molte aziende erano ancora indietro da questo punto di vista, uno dei pochi aspetti positivi del Covid 19 è stato quello di favorire e accelerare lo sviluppo degli e-commerce dei produttori. All’inizio della pandemia il commercio online era ancora limitato, rappresentando più o meno una forbice tra il 3% e il 5% dei ricavi aziendali. Ora le percentuali sono in crescita e questa tipologia di commercializzazione ha consentito di rispondere in maniera immediata e efficiente alle nuove esigenze del mercato. In futuro inciderà sui fatturati».
Il Consorzio Tutela sta preparando un programma di marketing ambizioso. Può spiegarcelo?
«Con la nascita del nuovo Consorzio che tutela tutte le tipologie dei Lambruschi Doc dell’Emilia Romagna abbiamo dato il via a una serie di attività di promozione con i mezzi che sono consentiti in questo particolare momento storico. Si tratta in particolare di degustazioni on line che andranno a intercettare il mercato giapponese a Tokyo e quello americano a Houston, Portland, Seattle e Denver. Stiamo poi lavorando a progetti di finanziamento come il Programma di Sviluppo Rurale della Regione, oltre a presentare domande per finanziamenti a livello europeo per il 2022, con l’intento di favorire al massimo l’internazionalizzazione del Lambrusco. Nel frattempo stiamo consolidando la nostra nuova brand identity, che dà volto all’ente di tutela».
Il lambrusco è un vino senza competitor. In questa situazione fortunata, qual è la promozione più adeguata?
«Quella che punta a continuare a far conoscere il brand Lambrusco nei suoi molti colori e nelle sue diverse tipologie, che vanno dal Sorbara al Grasparossa, al Lambrusco dei Colli di Scandiano. Occorre aumentare la conoscenza delle denominazioni verso tutti i target di riferimento, sia a livello nazionale che all’estero, che verso il consumatore più appassionato. Puntiamo poi a eliminare la distanza di interessi tra grandi e piccoli produttori. Sul fronte promozionale stiamo quindi portando avanti un programma di marketing di lungo respiro che porti la denominazione tra America ed Europa per la valorizzazione dell’immagine globale». —
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