«Aree dismesse recuperabili: serve un data base provinciale»
Un progetto per non consumare terreni riutilizzando i capannoni abbandonati «È un’agevolazione per le imprese, dati urbanistici importanti per i Comuni»
Carlo Gregori
Legambiente chiede alla Provincia e ai Comuni di Modena di istituire una banca dati delle aree dismesse per facilitarne la rigenerazione edilizia ed evitare la perdita di suolo agricolo con l’arrivo di nuovi stabilimenti legati al settore automotive e di altre attività. La proposta fu presentata in Regione tre anni fa durante l’elaborazione della nuova Legge regionale urbanistica ma non fu accolta. Ora Legambiente ci riprova con la Provincia di Modena forte dell’esperienza maturata a Milano e in Lombardia: grazie al Politecnico è attivo il data base col catalogo degli impianti industriali e capannoni in disuso e abbandonati ed è già utilizzato da aziende e Comuni.
I circoli di Legambiente di Modena e dei Comuni provinciali hanno inviato il documento con questo progetto agli amministratori locali e per conoscenza all’assessore regionale Barbara Lori. L’obiettivo è fermare il consumo del suolo che, nonostante i proclami elettorali, continua anche nel Modenese. Allo stesso tempo, si cerca una soluzione per gli ormai numerosi capannoni abbandonati. Spiega il presidente modenese Legambiente Davide Ferraresi: «La notizia dell’arrivo di nuovi investimenti esteri per il settore automotive, relativi in particolare alla produzione di auto elettriche, non può lasciarci indifferenti. Potrà dare un nuovo impulso alla transizione verso la mobilità a emissioni zero che tutti auspichiamo. Dobbiamo però chiederci quali saranno gli impatti di questi nuovi insediamenti sul nostro territorio. Per questo – aggiunge Legambiente - abbiamo chiesto alla Provincia e ai Comuni di istituire un tavolo di confronto per creare una banca dati delle aree dismesse: si tratta di uno strumento già attivo in Piemonte e Lombardia. Oggi è quantomai urgente creare questo strumento, che potrà essere utile anche per altri nuovi insediamenti, favorendo la riconversione di aree inutilizzate».
Spiega l’architetto Enrico Guaitoli: «Il progetto è di renderla disponibile per Comuni e imprese che vogliano insediarsi. Serve a conoscere in tempo reale la disponibilità di aree dismesse piuttosto che occupare nuovi spazi e terreni sempre più preziosi. In Lombardia la banca dati elaborata dal Politecnico è già stata sviluppata per la Regione ed è funzionante. È diventata di fondamentale importanza per la pianificazione dei Comuni e per la progettazione di nuovi piani urbanistici. Se un Comune è a conoscenza delle aree da rigenerare a livello produttivo, questa banca data è di grande aiuto. Invece oggi ci sono tanti impianti dismessi, ma i Comuni non li conoscono neppure». «A Modena gli stessi curatori fanno fatica a vendere quelle da fallimento. Abbiamo però anche esempi virtuosi di riutilizzo. Penso alla Maserati che in via Emilia Ovest ha creato un centro progettazione sviluppo. O alla Cpc Group che in via delle Suore si è insediata in una struttura abbandonata da vent’anni», conclude. —
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