«Legge anti-omofobia Una tutela contro l’odio per un Paese più civile»
La deputata Pd Giuditta Pini commenta il disegno di legge Zan «Proposta già molto mediata, ora anche il centrodestra dica sì»
Luca Gardinale
Il tema è di quelli belli caldi, tanto da scatenare una guerra a colpi di dirette Facebook tra il rapper Fedez e il senatore leghista Simone Pillon. Lo sa bene il premier Draghi, che guarda con una certa preoccupazione l’iter di un disegno di legge che rimarca più di ogni altro provvedimento le distanze tra l’asse giallorosso e il centrodestra. Al centro c’è il ddl Zan, ovvero il disegno di legge contro l’omotransfobia che - integrando la legge Mancino, che condanna gesti, azioni e slogan aventi per scopo l’incitazione alla violenza e alla discriminazione per motivi razziali, etnici, religiosi o nazionali - punisce anche i reati fondati sulle discriminazioni di identità di genere e orientamento sessuale. Ad essere pienamente d’accordo con il ddl Zan, attualmente fermo alla Commissione giustizia del Senato dopo essere stato approvato dalla Camera nel novembre 2020, è la deputata modenese del Pd Giuditta Pini.
Onorevole Pini, cosa pensa della legge sull’omotransfobia?
«Si tratta di una legge attesa da tempo, e arrivata dopo diversi richiami dell’Unione Europea. Del resto, in Italia i crimini d’odio contro la comunità “lgbt” sono in forte aumento, e questi reati non sono inclusi nella legge Mancino, che punisce solo la discriminazione per motivi razziali, etnici, religiosi o nazionali. Discriminazioni a cui con la nuova legge si aggiungono quelle contro la comunità “lgbt”. Si tratta quindi di un intervento importante, perché colpisce i crimini d’odio, che soprattutto con i social media sono diventati sempre più diffusi e violenti».
Il centrodestra, però, non sembra esattamente d’accordo, come conferma lo stop al Senato che comporterà un nuovo rinvio.
«Il ddl si è bloccato perché la Lega, che ha la presidenza della Commissione giustizia, si è... accorta oggi che si può accorpare il provvedimento ad altri testi già depositati in Senato. Ovviamente si tratta di una scelta motivata dalla contrarietà nei confronti della legge, anche se il testo è già frutto di una mediazione fatta con le forze di opposizione. Penso a Forza Italia, che dopo l’accoglimento di alcune clausole per tutelare la libertà di pensiero ha votato favorevolmente alla Camera con cinque deputati. E poi ripeto: si tratta di una legge sui crimini d’odio, già frutto di una mediazione, e quindi non mi spiego perché ogni volta che si cerca di allargare le tutele delle minoranze la destra insorga: se vogliamo stare in un Paese europeo che tutela i suoi cittadini, la strada è questa».
Nel frattempo, ha fatto discutere la sentenza della Cassazione che dà il via libera al riconoscimento dei bambini adottati all’estero da coppie gay.
«Anche in questo caso siamo indietro, e le sentenze della Suprema Corte ribadiscono una cosa: che è il Parlamento che si deve occupare di queste questioni, mentre nel nostro Paese la conquista di diritti civili arriva spesso a colpi di sentenze. Io sono pienamente d’accordo con questa sentenza, ma al di là di questo, il tema di fondo che è il Parlamento si deve occupare di questo tema, facendo discutere chi è favorevole e chi è contrario: è il nostro lavoro, e le leggi tocca a noi farle, non possiamo sempre aspettare che sia la Cassazione a occuparsi dei diritti delle persone». —
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