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«Un segnale per la cultura e un’altra fonte di lavoro»

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«Può sembrare strano nel mezzo della pandemia occuparsi di un museo, ma non lo è. È un segnale dato in un ambito, quello della cultura, che sta soffrendo in modo particolare». Così il vescovo don Erio ha inquadrato l’intervento nel suo significato più profondo. «È uno squarcio di luce in questo buio – ha osservato – ci fa capire che viviamo in un contesto fatto di tradizioni e valori che dobbiamo riscoprire e consegnare al futuro, mostrando una volta di più che Duomo e Ghirlandina non sono reperti archeologici ma realtà vive. Ma questo progetto, e non è secondario, diventa anche fonte di lavoro: sia adesso per le persone impegnate nel cantiere, sia domani nella gestione di questi ambienti».

«Se c’è un settore che sta pagando un prezzo veramente alto alla pandemia, è la cultura – ha sottolineato l’assessore Andrea Bortolamasi – e cultura significa lavoro, non mi stancherò mai di dirlo. Questo progetto è un segnale di speranza e ripartenza per tutto un mondo che è fermo. Un altro aspetto essenziale è la cooperazione che contraddistingue l’iniziativa, realizzata in rete con una sinergia che coinvolge pubblico e privato raccogliendo uno dei messaggi che il tempo ci consegna: che nessuno si salva da solo, che soltanto insieme si può rinascere e far crescere le comunità».

«In una situazione di difficoltà, legarsi su obiettivi comuni è il modo migliore per costruire nuovo futuro» ha commentato il presidente della Fondazione di Modena Paolo Cavicchioli, rivolgendo un ringraziamento speciale al prof Vincenzo Calandra Buonaura, scomparso a dicembre: «È stato il motore di questo progetto» ha ricordato. In cui UniCredit fa la parte del leone con i suoi 500mila euro di finanziamento: «È un esempio concreto di attenzione da parte della banca ai suoi territori – ha detto il presidente Cesare Bisoni – e Modena per noi è sempre stata centrale. Qui vogliamo restituire un grande spazio storico e culturale». —

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